Se in una notte di nebbia, un milanese…

…ma dov’è che sono? Mi sembra di stare in nessun posto… ma se la morte è così, non è un bel lavoro!”. Così descrive la nebbia l’anziano che vi si è perso in una delle scene più poetiche di “Amarcord” . Noi milanesi che abbiamo imparato a conoscerla non arriveremmo mai a paragonarla alla morte. Certo, non l’amiamo, ma non possiamo evitare di provare un po’ di affetto per questo fenomeno meteorologico, che da sempre caratterizza e dona un po’ di magia alla nostra città, e che nelle ultime ore sembra essere prepotentemente tornato.

Chissà se anche Totò, il comico, vi si sia mai perduto, magari al tempo in cui Vittorio De Sica s’ispirò a lui per quel capolavoro che è stato “Miracolo a Milano”. E’ bello pensare proprio a Totò, immerso nella foschia a riflettere su quanto fosse simile alla sua “Livella”. Lo sappiamo, è un po’ audace farlo, ma noi vogliamo così bene a questa città da riuscire a immaginare il genio napoletano che confronta la  morte da lui descritta come portatrice di pace ed eguaglianza sociale, con la nebbia che dona un senso di momentanea serenità e rende tutti ombre fuggenti di cui non si può distinguere classe, razza, sesso…

La nebbia oltre a nascondere gli uomini ha anche la straordinaria capacità di cancellare i risultati che hanno su Milano le brutture cui politica, criminalità e crisi economica la sottopongono giornalmente. Quando scende, non ci sono più vie senza luminarie o negozi con le insegne spente, con un po’ di fantasia possiamo immaginare che tutte le luci che un tempo illuminavano la città nei giorni di festa siano ancora lì nascoste, in attesa che si alzi il vento a liberarle dalla cappa grigia che le copre.

Impossibile non esserle grati, ci regala qualche momento di pace interiore al prezzo di un po’ di reumatismi, decisamente a buon mercato, c’è chi ci fa preoccupare chiedendoci molto di più. Per noi milanesi la nebbia è una certezza, sappiamo che c’è sempre stata e sempre ci sarà, dà un senso di continuità quando tutto ciò che ci sta intorno sembra cambiare e non sempre in meglio. La nebbia e la Madonnina che continua a brillarle sopra, due simboli che difficilmente riusciranno a toglierci, cui da sempre noi che  “se sta mai coi man in man” sappiamo ripartire quando è necessario farlo.

Al mattino quando si sarà dissolta ci troveremo nuovamente davanti alla realtà e a tutti i problemi ad essa collegati, passeranno, li faremo passare, non sarà necessario che come in “Miracolo a Milano” tutti noi si parta “Verso un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno”. Quel posto è sempre stato qui, e sta a noi farlo ritornare tale. Poi la nebbia tornerà.

Otello Ruggeri per Milano Post