Cent’anni fa. Epopea di una Milano a cui vogliamo credere ancora

E’ appena trascorso Sant’Ambrogio, il nostro patrono, e passeggiando per le vie del centro ci è capitato di infilarci in vicoli e viuzze dove ancora si trovano antiche botteghe artigiane e rare osterie, e non occorre molta fantasia per immaginare di essere tornati nella Milano dell’inizio del secolo scorso ed è proprio lì che vi vogliamo portare se vi farà piacere seguirci.

E’ 7 dicembre del 1912, le vie della città sono state imbiancate da una leggera nevicata. Fa freddo ma ciò non ha impedito il formarsi sul sagrato del duomo si dei soliti “crocchi” di milanesi vocianti. Sono sempre di più, oramai la città conta 701.000 abitanti, molti (soprattutto i meno abbienti) cominciano a trasferirsi nei nuovi insediamenti che stanno sostituendo i prati fuori  dalla cerchia dei navigli, però nei giorni di festa non rinunciano a venire in centro per parlare di politica e sport.

Non amo la ressa, per evitare la folla questa mattina presto sono stato alla fiera di Sant’Ambrogio in cerca di un libro. Vi ho incontrato un simpatico giovanotto, tale Delio Tessa fresco avvocato con ambizioni letterarie che mi ha consigliato “El nost Milan” di Carlo Bertolazzi. Attraverso la piazza a passo veloce diretto in via Torino in cerca di un po’ di tranquillità, ma la curiosità è forte e vicino ad ogni gruppetto rallento e talvolta mi fermo per sentire cosa dicono. Nella maggior parte si parla della politica cittadina e del sindaco Emanuele Greppi. E’ una brava persona, un liberale che piace anche ai suoi avversari. Un po’ rivoluzionario per i miei gusti con questa sua mania della modernità, ma non posso negare che introdurre l’illuminazione elettrica nelle vie della città le ha rese  più sicure. Mi preoccupa un po’ il piano urbanistico che vorrebbe realizzare con tutti quei nuovi viali che costeranno l’abbattimento di tanti vecchi edifici, chissà poi come le chiameranno queste nuove vie [Corso Italia e Viale Matteotti – nota dal futuro]. Ma forse sono troppo critico, a suo favore ci sono tutte le nuove scuole che ha fatto edificare e l’idea dei mercati generali che tanto bene ha fatto ai commercianti. Se non fosse per la mania che ha di aumentare a dismisura il numero dei tramvai della Edison lo voterei anch’io… basta politica, sentiamo cosa dicono i prossimi.

Lo sapevo, parlano di calcio, oramai sta diventando una mania da quando si sono inventati il campionato nazionale. Non capisco perché si scaldino tanto, ci manca poco che vengano alle mani. Ah ecco il motivo; due giorni fa c’è stato lo scontro fra le due squadre milanesi, e il Milan ha battuto l’Inter per due segnature a una ed ora ognuno vuole sostenere le ragioni della propria squadra. Rizzi ha portato in vantaggio il Milan, Bontadini ha pareggiato dando speranze agli avversari che poi si sono visti sconfitti definitivamente grazie a una marcatura di Van Hage. Il Milan è anche in testa alla classifica! Tiremm innanz va che a me di queste cose importa poco e tanto per quel poco che ne so finirà che come al solito il campionato lo vincono quelli di Vercelli.

Sul finire della piazza un gruppo di signore offrono una vista più piacevole ,  ma dubito che i loro argomenti saranno di mio interesse. Pie donne, parlano della messa appena celebrata dal Cardinale Andrea Carlo Ferrari. Un grand’uomo, sempre preso a correre da una all’altra delle 800 parrocchie della città  per fare sentire la sua presenza ai fedeli.  Ha solo sessantadue anni, ma porta sulle spalle il peso di quasi  vent’anni di amministrazione della curia cittadina che lo fanno apparire più vecchio. Nonostante questo sembra non sia mai stanco, ha praticamente terminato la scrittura del catechismo unificato dell’Episcopato Lombardo-Piemontese e già va a prendersi nuovi impegni fondando il quotidiano cattolico “L’Italia”.  Molti si dicono certi che un giorno sarà fatto santo, dal canto mio gli auguro ancora una lunga vita, Milano non può fare a meno di uomini come lui… e Greppi.

Ma… sento dei risolini. Ah ecco, dietro alle pie donne ci sono le loro figlie, sicuramente più graziose e con interessi diversi dai loro. Con la scusa di accendermi un sigaro mi fermerò ad ascoltarle, cercando di non farmi distrarre troppo dalle loro grazie. Sono vestite come va di moda adesso, con abiti che rendono omaggio alla loro femminilità, colori pastello, colletti alti di merletto che salgono quasi fino al mento, lunghe gonne che si allargano sul fondo  cinture strette e corpini aderenti, piatti culla schiena e gonfi sul petto per accentuare le curve dei loro corpi. Difficile concentrarsi su quello che dicono. Parlano della prima della Scala, di come si vestiranno, della nuova moda più slanciata, morbida e arabeggiante in arrivo dalla Francia. Sorridono maliziose pensando al suo inventore il trentaduenne Paul Poiret e a tutti gli scandali di cui è stato protagonista e magari sognano di iscriversi a quella scuola di figuriniste che si è appena inventato. Argomenti leggeri, di cui è giusto si occupino le ragazzi e i ragazzi della loro età.

Riprendo a camminare, mi fermo all’edicola e prendo una copia del “Corriere della Sera” e un po’ per nostalgia anche una de “Il Secolo”. Il quotidiano di Carlo Romussi un tempo era imperdibile per la sua costante ricerca dell’obbiettività, ma ora non è più la stessa cosa, ha perso lettori e si è ridotto a attrarli  con le lotterie senza però riuscire a non essere superato nelle vendite dal suo concorrente cittadino che, anche senza il sostegno di una casa editrice come la Sonzogno, ha il coraggio di schierarsi contro la politica coloniale di Giolitti. Finirò per diventare un lettore di un quotidiano liberal-conservatori, chi lo avrebbe mai detto!

Ha ripreso a nevicare, prima di incamminarmi lungo via Torino entro nel “Bar Zucca” e prendo qualche cosa per scaldarmi. Un turbolin bollente per scaldarmi e un Fernet, dicono che sia “febbrifugo, vermifugo, tonico, calafacente, e anticolerico.”, ma a me basta tenga lontana l’influenza. C’è la solita gente che ama il calore di questo bar in stile impero. Letterati, artisti, musicisti, turisti e borghesi, per nulla intimoriti dalla cattiva fama che il locale ha ricavato dalla spettacolare rissa di due anni fa. Certo se quel calabrese di Umberto Boccioni avesse evitato di farle pubblicità con quel quadro “Rissa in galleria” la cosa avrebbe fatto meno scalpore, purtroppo a questi forestieri pur di far soldi non importa niente del buon nome della città.

Va meglio, posso riprendere il cammino, per imboccare via Torino devo attraversare la strada cercando di non scivolare su pavè e binari del tramvai, ma mi strappa un sorriso vedere un Edison bloccato in mezzo alla via a causa del ghiaccio che ricopre la via ferrata. Ai vecchi omnibus trainati dai cavalli non sarebbe mai successo, anche questo fa parte del prezzo  da pagare al progresso. Mi piace via Torino, ha un aspetto “antico”, lo aveva quando ero bambino, lo conserva oggi e sono sicuro che resterà immutato anche fra un secolo. Questo suo andamento curvilineo la rende intima e fa pensare che dietro ad ogni angolo ci sia sempre una sorpresa ad aspettarci. La percorro lentamente fino alla parrocchia di San Giorgio al Palazzo, rifletto se entrare per una preghiera solo per il piacere di intingere le mani nelle acquasantiere romaniche, ma fa sempre più freddo e decido di continuare a camminare accelerando il passo per scaldarmi.

All’altezza di via San Maurilio decido di imboccarla svoltando a destra, non voglio arrivare fino al Carrobbio, non è più il rifugio di briganti truffatori e prostitute di cui ci parlava il Manzoni, ma resta ancora una delle zone più desolate di Milano… poi sta facendo buio e l’illuminazione stradale di Greppi non l’ha ancora raggiunta preferisco evitarla. Via San Maurilio è lunga stretta, fredda come una ghiacciaia e forse antica come la città stessa, aumento ancora il passo perché ho deciso qual è la mia meta. Dieci minuti di buon passo, dopo avere svoltato in via Sant’Orsola e presa via Moriggi eccomi davanti alla “Taverna Moriggi” dove ho deciso di di trascorrere il resto del pomeriggio leggendo. E’ un locale moderno, aperto da appena due anni, nulla a che vedere con lo stile dello “Zucca” ma si sta sicuramente più tranquilli, chissà come sarà fra cent’anni? L’oste mi consiglia un tagliere di salame e una brocca di vino di Trani, vino del sud… finirà che un giorno siciliani ci invaderanno se continua così… acconsento, mentre attendo le consumazioni prendo il libro del Bertolazzi e inizio a leggerlo. Fra un bicchiere di vino forestiero e una fetta di salame nostrano scopro che parla di un mondo che si divide fra i molti che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e i pochi che detengono il novanta per cento della ricchezza e mi auguro che fra cent’anni non sarà più così…

E’ passato un secolo, ma le cose non sono cambiate per niente, non pensiamo certo che sia Pisapia a cambiare il mondo, ma almeno si impegni ad amare e preservare quanto di buono è stato lasciato loro da chi li ha preceduti: quei valori espressi delle personalità citate, che loro sicuramente non conoscono ma che possono trovare nei libri sulla storia di Milano, e quei luoghi di cui si è parlato che, incredibilmente, sono ancora là, immutati nel tempo, come noi vorremmo restassero senza che loro facciano nulla per rovinarli. Buon Sant’Ambrogio a tutti quelli che amano Milano.

Otello Ruggeri per Milano Post