Convocato il Comitato di sicurezza a Milano, ma la montagna partorisce un topolino

Non siamo né sciacalli né ingenui e tanto meno opportunisti.  Riferire quanto accade per noi è un dovere ed un lavoro che svolgiamo con spirito di servizio nei confronti dei nostri lettori, e nella speranza che almeno in minima parte contribuisca a che sia fatta giustizia. Il giornale lo riempiamo anche in assenza di delitti sanguinosi, Dio sa quanto vorremmo fosse sempre così, non ci interessa scrivere “ve lo avevamo detto”: constatiamo solo che così è stato, magari la giunta Pisapia ci avesse smentito e avesse fatto il bene della città, ma non è accaduto. Non pensiamo nemmeno che bande di extracomunitari che sparano siano scese in città per volontà dei membri del consiglio comunale, singoli episodi come quelli di questi giorni potevano accadere anche nella Roma di Alemanno, per intenderci: però non possiamo che rilevare una relazione di causa-effetto fra le decisioni prese in materia di sicurezza e l’insicurezza venutasi a creare.

Ha voglia il sindaco di raccontarci che non è vero che in città si respira un’aria di preoccupazione da parte dei cittadini: detto che non è così, che la gente è preoccupata e non poco, se volessimo anche dargliela buona quello che veramente dovrebbe metterlo in allarme è la sensazione di impunità di cui oramai godono i criminali, che un tempo non avrebbero mai sognato di essere così sfrontati a Milano.

Ieri il Prefetto ha convocato il Comitato di sicurezza – alla riunione presente l’assessore Granelli, che speriamo eviterà la prossima volta di inventarsi puerili teorie come quella del “delitto di mafia” – ci auguravamo che scaturissero decisioni concrete, non le solite chiacchiere cui ci hanno abituato i nostri amministratori utili solo a portarci dove siamo oggi.  Prima cosa fra tutte, sarebbe servito far tornare l’esercito nelle strade: poco importa se dovranno presentarsi con il capo unto di cenere davanti al ministro degli interni, un bel bagno di umiltà non potrà che fare loro bene. Ci ricordiamo tristemente quando il 10 agosto su queste colonne pubblicammo l’articolo “Il valore del dubbio”: allora non era ancora accaduto nulla di eccessivamente grave, ma tirava una brutta aria e chiedemmo umilmente a Pisapia e Granelli di passarsi una mano sulla coscienza, mettere da parte l’orgoglio e prendere immediatamente dei provvedimenti.  Non l’hanno fatto.

Comitato di sicurezza, dicevamo, e purtroppo constatiamo che la montagna continua a partorire topolini, perché al termine della riunione il Prefetto ha comunicato che i militari non faranno ritorno in città, ma che sarà predisposto un piano straordinario di servizio anche con il concorso della Polizia locale, “faremo uscire più macchine e più mezzi, controlleremo di più la città e il territorio e lo faremo a partire da domani”. Ci chiediamo quali mezzi, visto che fino all’altro giorno ci è stato detto che tutte le forze a disposizione erano schierate sul territorio e che non ve ne erano di ulteriori di cui disporre.

Pur credendo nella buona volontà del Prefetto, siamo certi che ad influenzare le sue decisioni siano stati Sindaco ed Assessore alla sicurezza, cui spetta l’ultima parola sul richiamare l’esercito a Milano. A quanto pare le esortazioni a farlo partite dall’opposizione e da molti cittadini, non sono state ascoltate. Vedremo cosa ne conseguirà.

Otello Ruggeri per Milano Post