Le consulenze d’oro dei Palazzi milanesi – quarta parte

Quanto abbiamo scritto fino ad ora era già stato denunciato un anno fa dal “Comitato precari del Comune di Milano”, ma da allora nessuno si è mosso per difendere i diritti delle centinaia di lavoratori iscritti alle liste a tempo determinato, interinali, cocopro, precari di partecipate ed ex aziende municipali, molti dei quali hanno nel frattempo visto scadere il loro “status” visto che non sono stati più chiamati dopo l’insediamento della giunta Pisapia.

Molti di loro dopo avere lavorato per anni negli asili comunali denunciano di essere stati scavalcati  da dipendenti delle cooperative, che andando a sostituirli creavano una  sostanziale continuità nella precarietà del personale alle dipendenze del comune, l’esatto contrario di quanto era stato promesso in campagna elettorale.

Alla fine del mese di dicembre dell’anno, nel totale silenzio dei media,  arrivarono alla scadenza le liste dei tempi determinati lasciando senza reddito le centinaia di famiglie milanesi che negli ultimi cinque anni avevano tirato avanti grazie a uno stipendio erogato direttamente o indirettamente dal Comune di Milano.

A quanto pare fra gli effetti del vento nuovo non c’è stato quello di migliorare la situazione dei precari anzi, potrebbe averla addirittura peggiorata, ma è impossibile stabilire quanti precari vengano utilizzati dal Comune, visto l’impressionante numero di enti, società partecipate, fondazioni i cui dirigenti vengono nominati nelle stanze di Palazzo Marino. Nessuno tra i consiglieri comunali interpellati è a conoscenza dell’esatto numero dei precari del Comune di Milano, che per numero di dipendenti è la prima azienda della città.

I precari sono stati i primi fra quelli che avevano sostenuto Pisapia a rendersi conto di con chi avevano a che fare, dopo che insieme a molti dipendenti comunali avevano partecipato attivamente alla campagna elettorale: il mancato rispetto dei patti da parte della giunta li ha costretti a denunciare la loro situazione con iniziative come volantinaggi, articoli, denunce dirette ai Comitati x Pisapia, incontri con assessori e consiglieri comunali.

Non stiamo nemmeno a stigmatizzare il comportamento di gente come Pisapia, Corridore e Limonta che non hanno mai dato una risposta concreta alle molte domande che venivano loro poste, hanno invece pensato bene di metterci sopra il carico appaltando ad una ditta esterna il bando  per la scelta dei nuovi dirigenti comunali che di norma veniva svolto internamente dall’Ufficio del Personale causando un aggravio di spese  di 190.000 euro alle casse comunali.

Fa riflettere che il sindaco, visto il sempre maggiore numero di proteste che si levavano, il 16 Settembre 2011 abbia deciso di liberarsi della delega al Personale nominando al suo posto Chiara Bisconti, assessore del benessere, tempo libero e sport, ex direttrice del personale della multinazionale Nestlè per il gruppo San Pellegrino. Probabilmente già agli albori dell’azione di governo della sua giunta, Pisapia sentiva il bisogno di scaricare su altri parte della responsabilità delle promesse non mantenute.

Eppure nonostante la pressione che da un lato giungeva dalle associazioni dei precari e dall’altro dagli effetti sugli enti locali della manovra economica varata dal Governo in quel periodo, il Comune di Milano non diminuì le spese esterne pubblicando proprio in quei giorni sull’Albo Pretorio i seguenti provvedimenti:

– 8 mila euro per la realizzazione di un video all’Associazione AssabOne;
– 5.200 euro a Fabio Villa per incarico professionale di assistenza al progetto europeo Urban Sms;
– 10 mila euro di incarico professionale a Carlo Maria Catturini per ricerche di archivio sul soffitto di una stanza del castello Sforzesco;
– 28 mila euro per la creazione dell’Osservatorio Permanente delle dinamiche del mercato del lavoro;
– bando per l’assunzione del Comandante degli ex vigili urbani dal costo annuo di 140.324 euro;
– pagamento degli incarichi professionali del Museo del Novecento, approvata il 3.12.2010, per un totale di 50 mila euro lordi ai docenti universitari Lucia Matino, Antonello Negri, Vincente Todoli, Pierluigi Castagnoli, Flavio Fergonzi;
– spese di vitto e alloggio a un funzionario del settore tempo libero per partecipare alla Biennale dei giovani artisti a Salonicco (Grecia) dal 4 al 9 ottobre;
– nuovi mobili per il settore statistica per 100 mila euro;
– pagamento dei progetti di cooperazione per 1.265.000 in vari paesi di Asia, Africa e Sudamerica alle associazioni no profit e onlus Celim, Mani Tese, Africa 70, Avsi, Coe;
– incarichi professionali per il progetto ‘Ruolo delle autorità locali nell’agenda comune nord-sud sulla sicurezza alimentare: 9 mila euro a Andrea Calori e Silvia Mugnano.

Non solo spese, anche le regalie continuarono, una delle più notevoli  fu quella che, nell’ambito delle manifestazioni della settimana della moda tenutasi a Milano, conferì il patrocinio alla sfilata di Roberto Cavalli concedendogli l’uso sull’enorme piazzale dell’Arco della Pace, esentando l’azienda, una delle maison con più alto fatturato tra quelle che operano in città, dal pagamento completo della Tassa di occupazione Suolo Pubblico. Con buona pace dei comitati di quartiere che, proprio a causa dell’elevato costo della TARSU, non possono più organizzare le loro feste.

Quattro articoli, un mare di dati, e non siamo andati oltre i primi mesi dall’insediamento della giunta Pisapia: chissà quali altre sorprese ci riserveranno i mesi successivi.

Otello Ruggeri per Milano Post