Le consulenze d’oro di Pisapia – terza parte

Questi e gli altri dati che vi abbiamo fornito e vi forniremo sono stati in parte nascosti e in parti ignorati dalla stampa, il perché lasciamo a voi immaginarlo.

Quando il comitato per i lavoratori precari del comune cercò di diffondere i dati in suo possesso e di denunciare il fatto che molti dei precari già impiegati in comune avrebbero potuto coprire gli incarichi affidati agli “articoli 90” assunti per chiamate,  gli fu possibile farlo solo attraverso internet (blog, social… ) ottenendo solo una limitata diffusione delle notizie che non arrivarono mai sulla stampa nazionale.

Vi fu comunque una reazione ufficiale  per tramite dello staff che gestiva per conto del sindaco il suo sito facebook. Questi monitorando la rete furono fra i pochi a notare la notizia e a reagire di conseguenza.

In risposta alle accuse mosse pubblicarono un resoconto sulle assunzioni scritto da Maurizio Baruffi, capo di gabinetto del sindaco, uno dei primi accusati di poca coerenza rispetto a quanto promesso durante la campagna elettorale visti i 189mila euro lordi l’anno che percepisce dal comune. Nella nota si sosteneva che  la giunta aveva ridotto il numero e  i costi dei consulenti rispetto all’era Moratti, riducendo ad esempio lo stipendio del direttore generale dell’8% rispetto al suo predecessore, o quello del capo gabinetto del sindaco del 12.5% o della giunta intera il cui budget sarebbe stato ridotto del 7,9%.

Ma il modo come era stata redatta giocando sui diversi significati delle parole costi e compensi la rende poco comprensibile e ancora meno credibile visto che (ad esempio) vi era riportata una smentita sul costo del contratto di Giovanni Confalonieri,  l’Ufficio del Comune sosteneva che gli fosse stato attribuito un  di compenso di 119.611,76 euro lordi l’anno, mentre la delibera di conferimento dell’incarico dell’ex esponente di Democrazia Proletaria riporta chiaramente la cifra di 162mila euro, che sono i soldi che escono dalle casse comunali ogni anno per il suo incarico. Poco chiare e credibili le cifre e ancora meno la pretesa di avere ridotto il numero delle consulenze/assunzioni esterne che a questo punto continuiamo ad elencare per dare modo a voi di decidere a chi credere.

Tra gli articoli 90 a supporto del Sindaco e della Giunta comunale troviamo l’ex ufficio stampa della giunta provinciale Penati Ilaria Modanesi  41.230 euro lordi l’anno, Ginevra Battistini 30enne direttrice della rivista multiculturale Mixa 46.300 euro lordi l’anno, e Maurizio Pluda, giornalista precario del Corsera, 41.230 euro lordi l’anno.

Particolarmente “pesante” è lo stipendio netto che guadagna il funzionario dell’assessorato alla Moda di Stefano Boeri, Paola Nicolin, assunta come part time al 50% per 32mila euro lorde l’anno, pari a circa 1700 euro netti al mese. Di tutto rispetto anche gli stipendi degli articoli 90 Rocco Mauro, Camilla Girola, Seu Giovanni e Maria Emanuela Adinolfi, che guadagnano 46.300 euro lordi l’anno circa 2.500 euro netti al mese.

Le assunzioni sono continuate senza soluzione  di continuità dalle elezioni ad oggi, nel quasi totale silenzio della stampa. Non si fermarono nemmeno nei giorni in cui infuocava il dibattito sugli effetti della manovra economica sugli enti locali, mentre sulle pagine dei più diffusi giornali milanesi gli assessori e il sindaco non perdevano occasione per annunciare il grave buco di bilancio, il rischio di chiusura di molti servizi, gli aumenti di biglietti dell’ATM, l’introduzione dell’addizionale Irpef. Il Sindaco diffondeva anche una lettera ai cittadini dall’eloquente titolo: “I tagli ai Comuni sono tagli ai tuoi diritti”.  Quegli stessi giornali non pubblicarono una riga sulle spese della giunta, e a quanto ci risulta nessuno di quelli che ne erano a conoscenza fece nulla per metterle all’indice.

Ci piacerebbe salutarvi con un “abbiamo finito”, ma purtroppo per Milano non è così, ne abbiamo ancora molte da raccontarvi. Riprendiamo lunedì.

Otello Ruggeri per Milano Post