Anche a Milano la tassa di soggiorno

A Milano non si può certo dire che la giunta Pisapia ci faccia mancare le occasioni per concederci una sana risata, peccato che il divertimento che ci procura ci costa un po’ troppo sia in termini economici sia sul piano pratico. Ad esempio il divertente vezzo di mettere in piedi macchinosi provvedimenti (come area C) che alla fine sono bocciati da questo o quell’organo istituzionale sarebbe il benvenuto se, oltre alla serenità di non dovere sopportare troppo a lungo iniziative di questi burloni dei nostri amministratori, non si accompagnassero sempre inutili perdite di tempo e cospicui sprechi del nostro denaro.

Anche in questi giorni, in cui Pisapia e compagni belli hanno deciso di deliziarci con l’idea di applicare l’ennesimo balzello dimenticandosi di stampare un numero di ricevute sufficienti per incassare quanto dovuto, potremmo sorridere e fargliela passare liscia se questa iniziativa non contribuisse a mettere ancora di più in ginocchio una categoria già pesantemente colpita dalla crisi economica: quella degli albergatori.

Il fatto in sé non sarebbe una gran cosa, solo l’ennesima prova delle pessime capacità organizzative di questa giunta, ve lo narriamo per dovere di cronaca, ma poi vorremmo fare qualche riflessione sulla cosi detta “tassa di soggiorno”. A partire dal primo di settembre a tutte le persone che vogliono (o devono) trascorrere qualche giorno in città sarà imposto il pagamento di un euro per stella (a secondo di dove soggiorneranno con un tetto massimo di 14 euro per i residence: fra i pochi ad essere esentati dall’antipatico provvedimento ci saranno fra gli altri i residenti, gli under 18 e i disabili con i loro accompagnatori.

Agli albergatori è stata data la possibilità di registrare i pagamenti per via telematica (previo un aggiornamento del software) o compilando i bollettari forniti dall’amministrazione comunale. Il comune ha calcolato che fra hotel da una a cinque stelle, bed & breakfast, affittacamere e ostelli fossero circa 1.400 le attività interessate dal provvedimento e “supponendo” che molte di esse avrebbero optato per la via telematica ha fatto stampare un numero insufficiente di bollettari, lasciandone sprovvisti molti gestori che ora attendono ansiosi che sia terminata la ristampa ordinata in tutta fretta dall’assessorato alle attività produttive. Come sempre accade in questi casi sono prontamente arrivate le giustificazioni che non cancellano di sicuro l’ennesima prova di incapacità data: “Pensavamo che gli albergatori avrebbero optato per la via telematica, la più semplice, e ci auguriamo che dopo la prima settimana si adeguino, ma in effetti è agosto, molti forse non hanno avuto la possibilità di modificare il software”.

Il problema di fondo è che alla giunta interessa tassare e, una volta che trova un nuovo modo per farlo, si disinteressa degli aspetti tecnici quasi che tocchi ai tartassati provvedere sul come fare, probabilmente non si interessano nemmeno di eventuali mancati pagamenti visto che le sanzioni che comporterebbero farebbero aumentare gli introiti. Molti problemi si sarebbero potuti evitare se l’assessore alle Attività produttive Franco D’Alfonso si fosse incontrato con gli albergatori per definire gli aspetti tecnici, ma a pensato bene di organizzarla solo due giorni prima che il provvedimento prendesse il via quando era oramai praticamente inutile.

Ma la vicenda non si conclude qui perché, come ricordato all’inizio, ogni volta che la giunta vara un provvedimento basta sedersi sulla riva del fiume e attendere la sentenza che lo annullerà. In questo caso a rendere più rapida la corrente ci sta pensando il vicepresidente di Federalberghi Milano Remo Eder che ha allo studio un ricorso “contro una tassa folle, specialmente in un momento di crisi”. Gli ultimi dati dicono che solo nell’estate milanese le presenze negli hotel sono calate del quattro per cento rispetto all’anno scorso, è una tendenza che non potrà che aggravarsi visto che soprattutto le realtà che hanno a che fare con una clientela meno abbiente perderanno molti clienti a favore degli alberghi dell’hinterland dove potranno risiedere senza essere aggravati dall’ulteriore spesa dovuta ad un’inutile gabella.

La giunta milanese ha insomma deciso di fare cassa, portando anche a Milano una tassa che altre città avevano e che noi ci vantavamo di non avere, andando a colpire soprattutto i più deboli (gli hotel a una/tre stelle) ed indebolendo ulteriormente, proprio in una delle sue eccellenze, la già traballante economia cittadina.

Otello Ruggeri per Milano Post