1 gennaio 2013: “micro crediti” Equitalia addio, Comuni nel caos

Dal primo Gennaio 2013, dopo un anno dalla proroga concessa dall’allora ministro all’economia e alle finanze Giulio Tremonti, termina il mandato di Equitalia per la gestione e la riscossione di quelli che vengono definiti “micro crediti”, ossia di importi compresi tra €1 ed € 3.000,00 derivanti da un vastissimo  ventaglio di sanzioni e tasse quali: contravvenzioni automobilistiche, Tarsu, vecchia I.C.I. , I.M.U, ecc.

Questa svolta, che possiamo definire storica, visto il monopolio che sino ad oggi  Equitalia ha avuto nella gestione di quanto sopra, porterà una boccata di ossigeno ai contribuenti che hanno dei debiti da sanare e che non si troveranno più stretti in una morsa aggravata ulteriormente dai rincari applicati dall’ente gestore, ma, come era prevedibile, tutto questo sta iniziando a far tremare la terra sotto i piedi di chi all’interno dei comuni si troverà da dover gestire una montagna di contenziosi senza ancora oggi sapere come fare.

E’ proprio così: sono pochissimi i comuni che oggi sono corsi ai ripari ed hanno trovato l’alternativa la risoluzione del problema, come sono altrettanto pochi quelli che sanno che, oltre a dover gestire quello che hanno in pancia e che non è mai stato dato in gestione a Equitalia, si ritroveranno a dover riprendere in carico anche tutte le posizioni che l’ente gestore non ha fatto in tempo a smaltire, con il probabile e non piccolo problema della prescrizione e quindi della perdita economica che, oltre che danneggiare le casse del Comune, porterà non pochi problemi a chi siede sulla poltrona delle decisioni, che ne dovrà rispondere civilmente e penalmente.

Abbiamo intervistato Christian Bertacchi e Marco Pignarolo, due imprenditori del mondo della gestione e recupero del credito di una nota società milanese, la ICM Credit Management, che da circa un anno si é interessata al problema ed ha concretizzato un progetto che andrà in soccorso alle  Municipalizzate.

Quali alternative hanno oggi i comuni ad Equitalia?
«O società di gestione e recupero crediti come la nostra da una parte, o concessionari dall’altra».

Che differenze ci sono tra le due?
«Le concessionarie non si discostano dal metodo lavorativo applicato sino ad oggi da Equitalia, pertanto, al di là dell’invio di una missiva al “ debitore” con al suo interno la specifica della sanzione o tassa, un bollettino postale per effettuare il pagamento e/o delle coordinate bancarie dove appoggiare un eventuale bonifico, altro non fanno. Di fatto, ottengono un riscontro positivo che le statistiche ci dicono oscillare da un 5 % ad un massimo de 8%, oscillazione data da diversi fattori, quali: l’anzianità del credito, l’anzianità del debitore stesso, l’estrazione sociale, la collocazione  geografica ecc…
Invece le società di gestione e recupero del credito, escluse quelle che sono specializzate nel recupero telefonico, normalmente sono strutturate con professionisti formati e preparati (negoziatori di crediti problematici) all’esazione domiciliare, che lavorano in home collection, ossia vanno direttamente a casa del debitore per cercare insieme allo stesso di capire come mai si è generato il contenzioso e aiutarlo a trovare una soluzione su misura per una risoluzione bonaria.
Come potete facilmente intuire, è logico che un’azione di questo tipo, porti dei riscontri altissimi che posso arrivare sino al 50/60 % di esito positivo».

Qual è, dunque, la soluzione su misura?
«Il grosso problema di Equitalia, che poi ha portato, purtroppo, alcune persone a compiere gesti estremi, è stato il non capire che la persona che è in difficoltà, se non riusciva a far fronte all’impegno economico prima del loro intervento, come poteva risolvere il problema, con loro che, anche se legittimamente, portavano a volte gli importi a venire addirittura quintuplicati, senza aver la possibilità di “spalmare” il debito anche in un lasso di tempo  molto lungo?
Il nostro modo di operare va proprio verso questa strada, ossia capire le reali possibilità economiche del soggetto che ha il problema, e fare un piano di rientro del debito che possa essere realmente sostenibile, e quindi mettere la persona in condizione di sanare il debito senza aggiunta di interessi nel tempo, ma solo con un piccolo importo aggiuntivo nell’ordine del 10% dell’importo del capitale, anch’esso parimenti dilazionato».

E i Comuni chi dovrebbero scegliere?
«E’ chiaro che i comuni che decideranno di optare per una struttura come la nostra, dovranno  sposare questo tipo di mentalità ed entrare in questa ottica. Che, di fatto, potrà sembrare un po’ troppo poco aggressiva, ma che, alla lunga, porterà all’interno delle casse sicuramente molti più introiti di quanto ogni buona aspettativa può fare immaginare».

Otello Ruggeri per Milano Post