Milano, paradossi ferragostani: Pisapia non c’è alla chiusura del Ramadan, i musulmani accampano pretese

Non è bello alzarsi la mattina di Ferragosto convinti di passare una giornata spensierata, e ritrovarsi in preda alla rabbia a causa della prima cosa che si è letta. Apprendere che i musulmani residenti a Milano sono arrabbiati (arrabbiati!!!!) con il sindaco perché non potrà partecipare alla festa per la fine del ramadan, fa venire voglia di menare bastonate a destra e manca a partire da lui che li ha messi in condizione di accampare certe pretese e con tanta arroganza.

Mai come in questo caso da parte sua ci si aspetterebbe una reazione forte e decisa, ma sappiamo tutti che non ci sarà.  Siamo amministrati da un novello Don Abbondio del XXI° secolo che, come il suo predecessore, non avendo il coraggio non può certo darselo, ma questa volta non possiamo abbandonarlo al suo destino. Mi spiace per chi non sarà d’accordo con me, ma io sto dalla sua parte, dalla parte di noi popolo, di noi milanesi che, se non avremo regolato i rapporti con questa “ingombrante” comunità, finiremo inesorabilmente per rimanerne schiacciati.

I fatti sono questi: per il 19 agosto una decina di centri islamici hanno organizzato la “festa per la rottura del digiuno” presso l’arena civica concessa loro in uso dal Comune, si calcola che saranno presenti circa 10.000 fedeli e la preghiera sarà condotta da Abdel Fattah Mourou, uno dei fondatori del partito musulmano che ha vinto le elezioni in Tunisia. Insomma un avvenimento abbastanza importante, molto secondo il loro modo di pensare.

Dal loro punto di vista ad un avvenimento del genere il Comune avrebbe dovuto mandare una rappresentanza di “peso” non meno del sindaco, visto che l’anno scorso era stata presente il suo vice. Ma nonostante lo abbiano formalmente invitato, Giuliano Pisapia in quel periodo non è a Milano e non potrà partecipare, ed in sua rappresentanza ha deciso di inviare l’assessore al Lavoro, Cristina Tajani.

Apriti cielo! Picardo, portavoce del coordinamento delle comunità islamiche milanesi, ha preso carta e penna e ha scritto al Comune per dire che “…i delegati del sindaco – anche se troveranno «porte aperte» – non saranno particolarmente graditi” e molte altre cose che, letta questa, per noi non hanno più nessun interesse.

Qualcuno dica subito a Picardo che non è lui a decidere dove i rappresentanti del Comune frutto del voto dei cittadini milanesi siano o meno graditi. Io posso contestarli ogni giorno per quello che fanno ma non farò mai nulla (se non votarne altri) per toglier loro le prerogative che hanno in qualità di pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. Soprattutto qualcuno ricordi a Picardo che il nostro è uno stato laico dove i rappresentanti delle istituzioni si recano alle celebrazioni religiose per cortesia, non per obbligo.

Mai come in questo caso in cui ci sono da difendere valori che dovrebbero essere cari a tutti, ci aspetteremmo una reazione unitaria di maggioranza ed opposizione. Una bella lettera firmata da tutti i consiglieri ed assessori in risposta a quella di Picardo, ad esempio, in cui gli si ricordano i principi di laicità e libertà su cui è stata fondata la nostra nazione. Se non ci sarà risposta o peggio ci si piegherà in qualche modo alle pretese accampate, sarà un’occasione persa e un ulteriore passo verso la snaturalizzazione del nostro paese e delle sue tradizioni.

“L’Europa non è più l’Europa; è diventata l’«Eurabia», una colonia dell’islam, nella quale l’invasione islamica non procede soltanto in senso fisico ma penetra anche nelle menti e nella cultura. Il servilismo nei confronti degli invasori ha avvelenato la democrazia, con ovvie conseguenze per la libertà di pensiero e per lo stesso concetto di libertà” – Oriana Fallaci.

Otello Ruggeri per Milano Post