Referendum: le finte secessioni delle minoranze rumorose.

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Mettiamo da parte le violenze, sempre da condannare e cerchiamo di fare una breve analisi di quanto accaduto in Spagna, per poi tornare nel nostro paese. In Catalogna ha votato per il referendum (fingiamo fosse legale) circa il 40% degli aventi diritto (un dato allineato con quello delle due consultazioni simili che lo hanno preceduto) e il “si” ha ottenuto il 90% dei voti. Quindi circa il 36% della popolazione si è espressa in favore della secessione. Nonostante questo l’attuale presidente della Catalogna, che dispone nel parlamento locale del 48% dei voti, vorrebbe dichiarare l’indipendenza senza avere la certezza di cosa desidera il 74% della popolazione, rimasta magari a casa perché considerava la consultazione illegittima.

E veniamo a noi. Quel 36% è molto più di quanto prenderebbe il “si” in una consultazione in cui i lombardi fossero chiamati a decidere dell’indipendenza della Lombardia. Sicuramente molto meno di quanti sarebbero d’accordo se la domanda fosse posta ai cittadini del “sud Tirolo”. Ebbene, a fronte di ciò, alcuni esponenti della Lega – non Salvini che ha assunto una linea realista e responsabile – arrivano a mettere in dubbio le future alleanze elettorali, con il rischio di lasciare il paese in mano alla sinistra, per il semplice motivo che qualcuno ha detto ciò che molti sanno e pensano: il referendum (in quanto consultivo) è sostanzialmente inutile e non impegna il governo ad applicare quanto richiesto, esageratamente costoso (soprattutto per quanto speso in pubblicità) ingannevole a causa di alcuni che lo promuovono come fosse l’anticamera dell’indipendenza e divisivo, perfino all’interno della Lega stessa.

Detto questo, il 22 ottobre andrò a votare perché lo ritengo un dovere ineludibile, voterò “si” perché preferisco che il denaro dei contribuenti sia amministrato sul territorio piuttosto che in differita, poi, tornerò a casa con la ragionevole consapevolezza che della mia opinione, appena espressa, ci vorrà un bel po’ di tempo prima che se ne faccia qualche cosa e mi siederò sereno sul divano con la certezza di essere fra i sacri confini di un territorio indivisibile, che quelli come me continuano a chiamare Patria.

Otello Ruggeri per Milano Post