Moschea di Sesto: futuro incerto e irregolarità, il centrodestra attacca il Sindaco Chittò

Impedire l’apertura della “grande moschea di Sesto San Giovanni” – per i motivi che vi abbiamo esposto in questo articolo – è uno degli obiettivi che si propone il candidato Sindaco per il centro-destra Roberto Di Stefano. Un proposito che persegue da tempo, sapendo di potere contare sull’appoggio di Regione Lombardia, in particolare dell’Assessore al Territorio e Urbanistica, Viviana Beccalossi. Proprio da lei ieri è arrivata una pesante stoccata, non solo al progetto, ma anche all’attuale struttura, che secondo quanto comunicato dall’esponete di FdI, violerebbe le leggi e i regolamenti attualmente in vigore. Una stoccata che aveva come principale bersaglio l’attuale Sindaco di Sesto, Monica Chittò.
La moschea di Sesto San Giovanni, secondo quanto emerso dalla documentazione ricevuta da quel Comune, in risposta al monitoraggio sui luoghi di culto,  non e’ provvisoria come continua a definirla l’amministrazione comunale, bensì irregolare – ha spiegato la Beccalossi – Infatti non rispetta i principi sanciti dalla sistema normativo regionale. Per questo ho scritto questa mattina al sindaco Monica Chittò per informarla dei risultati di un dettagliato approfondimento giuridico effettuato dai miei uffici“.

Da oltre un anno, la comunità  musulmana di Sesto San Giovanni, utilizzata come luogo di aggregazione e preghiera un capannone prefabbricato, con tanto di targa che lo qualifica come sede di una ‘moschea’ e un centro islamico, collocato a fianco del cantiere in cui dovrebbe sorgere la “grande moschea”. “La cosiddetta moschea provvisoria, come la definisce il sindaco Chittò – precisa la Beccalossi – deve rispettare quanto previsto dalla Legge Regionale 2/2015 sui luoghi di culto, ed essere prevista nel ‘Piano delle attrezzature religiose’ che il Comune avrebbe dovuto redigere all’interno della propria pianificazione urbanistica. Dai documenti in nostro possesso, non risulta che a Sesto questo passaggio decisivo sia stato compiuto. Inoltre – continua la Beccalossi – una struttura temporanea, secondo le regole urbanistiche dettate dal Testo Unico edilizia, deve essere rimossa entro un termine perentorio di novanta giorni dalla sua realizzazione, perché altrimenti di temporaneo non ci sarebbe proprio nulla“.
La Beccalossi ha quindi concluso richiamando alle proprie responsabilità il Sindaco Chittò che “Come tutti i primi cittadini lombardi, e’ tenuto a fare rispettare norme e regolamenti che non possono valere solo per alcuni e non per altri”, invitandola a “Prendere in considerazione tutte le conseguenze del caso“.

Immediato l’intervento di Roberto Di Stefano, che ha accusato la sinistra sestese di essere “convinta di poter dettare regole proprie all’interno della città, senza tenere in nessuna considerazioni leggi e regolamenti regionali e nazionali”, minacciando quindi di “denunciare la Chittò, per omissione d’atti d’ufficio” se non provvederà immediatamente a far smantellare l’attuale struttura e di presentare anche un esposto in Procura per la mancata presentazione del  “Piano delle Attrezzature Religiose”.
Il “forzista ha quindi concluso con un auspicio che facciamo nostro: “E’ ora che chi amministra Sesto, capisca che anche nella “Stalingrado d’Italia” sono in vigore le leggi della Repubblica Italiana.”

Otello Ruggeri per Milano Post

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