Sala, droga e rock and roll… si torna a parlare di regolarizzazione del Leoncavallo

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In passato, un amico che mi ha spesso criticato il ridurre la questione Leoncavallo, a un mero problema d’ordine pubblico. Aveva ragione. Sono trascorsi mesi dall’ultima occasione in cui il traffico generato da qualche evento che vi si teneva, o la musica ad alto volume, hanno arrecato disturbo a chi abita nei dintorni, ma rimane immutato il fastidio di vederlo ancora lì: arrogante monumento all’illegalità, con il favore delle istituzioni consenzienti. Fastidio acuito dalle recenti dichiarazioni di Beppe Sala, intenzionato a mantenere la promessa fatta in campagna elettorale, di regolarizzare la posizione degli occupanti abusivi dell’immobile di via Watteau. Sarà questo il primo impegno che manterrà, dopo avere disatteso buona parte di quelli presi per racimolare voti?

Fastidio che devono avere provato e domande che devono essersi posti anche Silvia Sardone (FI) e Riccardo De Corato (FdI), nell’apprendere le dichiarazioni del Sindaco, da entrambi considerate assurde. Così, mentre la forzista esordisce accusandolo di agire per interessi di bottega, “Sala in campagna elettorale di promesse ne ha fatte molte. Inutile ricordare quella mai mantenuta in merito alla chiusura della moschea abusiva di via Cavalcanti, ma fra le tante che poteva mantenere con il plauso dei cittadini, ha scelto di partire da quella che gli varrà l’approvazione dell’ala sinistra del suo schieramento” l’ex vice-sindaco lo incalza subito sulla questione legalità, “Sala si mette l’eskimo e si appresta a concedere una regolarizzazione che sa di beffa per le persone e i commercianti onesti. Non ci sono licenze né fanno scontrini. Non capisco come si possa pensare di legalizzare il Leoncavallo, un luogo che per anni ha rappresentato un presidio di illegalità e ha fatto della violenza politica il suo marchio di fabbrica”.

Sperando che sia definitivamente tramontata l’idea di regalare la sede di via Watteau agli autonomi, pagandola con degli edifici pubblici ceduti ai fratelli Cabassi a spese dei contribuenti” – prosegue la Sardone, auspicando che “sia garantita la legalità, sia sul piano fiscale, sia su quello dell’adeguamento dell’edificio alle norme di igiene, sicurezza e tutela della quiete pubblica, che tutti gli altri proprietari di attività commerciali sono tenuti a rispettare”, perché “non si può consentire al Leoncavallo di continuare a fare concorrenza sleale a tutti gli altri locali milanesi”.

De Corato conclude quindi promettendo battaglia “Fossi anche l’ultimo dei giapponesi, come qualcuno mi ha definito, sarò sempre in prima fila per dire no a una regolarizzazione che non può sanare decenni di abusivismo e illegalità, e che non può chiudersi così, con una delibera di giunta o di Consiglio comunale”, mentre l’azzura, prima di farlo, tira anche una stoccata all’Assessore alla Sicurezza, evocando la “Festa del Raccolto”, “…cui probabilmente vedremo presto partecipare l’assessore Rozza, che proprio oggi ci ha fatto sapere di essere favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere”, promettendo infine “Stiano certi Sala e la Rozza, che farò del mio meglio per rompere loro le uova nel paniere. La Milano ‘Sala, droga e rock and roll’ non vedrà sicuramente al luce con il mio appoggio e di quelli che come me pensano che la legalità sia la strada maestra da percorrere per chiunque voglia fare impresa nella nostra città”.

Otello Ruggeri per Milano Post