Forza Italia: una poltrona e una carica non si negano a nessuno

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 19-09-2013 Roma Politica Inaugurazione sede Forza Italia Nella foto: Inaugurazuine sede Forza Italia in Piazza San Lorenzo in Lucina Photo Mauro Scrobogna /LaPresse 19-09-2013 Rome Politics Inauguration of Forza Italia political movement headquarter in Piazza San Lorenzo in Lucina In the picture: Inauguration of Forza Italia political movement headquarter in Piazza San Lorenzo in Lucina

Forza Italia è da sempre allergica a ogni forma di democrazia interna. Accade spesso ai movimenti il cui unico ideale è la fede incondizionata nel proprio leader. Un’ideale che purtroppo condanna il partito al “non c’è vita dopo Berlusconi”. Per avere conferma di questa teoria, basta vedere come sono andate le cose quando lui ha rallentato l’azione politica lasciando le redini in mano ad altri. Un disastro.

Certo, una parvenza di contenuti si è provato a darla fingendo d’essere liberali, ma buona parte degli attuali dirigenti non sarebbero in grado di sostenere una discussione sul liberismo nemmeno con se stessi e molti altri lo confondono con l’anarchia. Quella che poi si manifesta nella totale assenza di rispetto delle gerarchie, o meglio nella quasi totale assenza di una scala gerarchica riconosciuta a causa del marasma di cariche esistenti, che costringe i tesserati a barcamenarsi fra capi e capetti nominati o autonominatisi tali a secondo delle fortune del momento.

Emulando il pensiero di Vittorio Emanuele Secondo, che amava dire: “un sigaro e un cavalierato non si negano a nessuno”, ci si è ficcati in una situazione che da un lato delegittima  i nominati mentre dall’altro legittima tutti a fare quello che gli pare. Un guaio per il funzionamento del partito, che potrebbe essere facilmente risolto se gli incarichi fossero assegnati attraverso elezioni invece che per “volontà divina”.

Perché non lo si fa allora? Perché fa comodo così! Altrimenti non sarebbe possibile mantenere le rendite di posizione che alcuni gruppi hanno creato nel tempo a forza di veti e accordi trasversali. Quelli che li formano sanno perderebbero i loro ruoli se dipendessero dal giudizio di tesserati ed eletti, piuttosto che dal sostegno delle amicizie influenti che hanno. Un sistema che sta condannando sempre più il partito alla marginalità – che solo Berlusconi e pochi altri riescono a contrastare – schiacciato com’è da altre formazioni dotate di dirigenti scelti per il loro valore e sostenuti dal consenso della gente. Un metodo invero assai democratico, perché danneggia tutti nella stessa maniera, rendendo indistinguibili i nominati meritevoli da quelli che non lo sono.

Forse per questo che non ci si agita più di tanto per trovare un candidato Sindaco. In Forza Italia sono tutti convinti che i programmi contano più delle persone, quasi non vedessero come Ignazio Marino sia riuscito a essere un pessimo Sindaco pur avendo un ottimo programma.