Il corpo di Aylan: un’arma di condizionamento di massa.

Ci sono immagini che ci segnano per una vita. Io ad esempio non riesco a levarmi dagli occhi quelle del crollo delle torri gemelle. Consci di questo, gli ipocriti del buonismo a ogni costo (un prezzo che di norma non sono loro a pagare) ce ne puntano contro alcune come fossero armi di condizionamento di massa. Parlo ovviamente della foto del corpo del piccolo Aylan annegato nel mare della Turchia. Usata dai sostenitori dell’accoglienza “senza se e senza ma”, per far passare il criminale concetto  che, se un bambino viene gettato da una finestra e muore, la colpa è dei passanti che non l’hanno afferrato al volo. Non di chi lo ha lanciato! Gli stessi che ti accusano di strumentalizzare la sofferenza quando gli fai notare che far dormire per terra un bambino siriano, non è esattamente accoglierlo come Dio comanda. Se lo fanno loro invece va bene. Gentaglia – non si può chiamarla altrimenti – pronta a tutto, anche a usare l’immagine di un bambino morto pur di condizionarci al punto di accettare la loro ricetta. Quella che fino a oggi ha causato solo sofferenze e lutti.

Questa volta però il giochino indegno sembra non avere funzionato. La maggior parte degli italiani, provata da anni di crisi e soprusi subiti nel nome e da chi nel nostro paese non avrebbe il titolo di stare, consci di non avere fatto nulla che possa avere causato la disgrazia di cui è stato vittima Aylan, hanno rispedito l’accusa al mittente. Spesso con gli interessi. Io stesso, nonostante la morte di un bambino sia un fatto immenso e drammatico, sottoposto alla domanda: “Come ti senti davanti a quell’immagine?”, intendendo il sottinteso “j’accuse”, non ho potuto fare altro che rispondere; “innocente”. Lo stupore, dettato dalla riprovazione del mio interlocutore ascoltando quell’unica parola, sarebbe stato sicuramente più grande, se avesse saputo che un po’ in colpa in cuor mio mi sento. Infatti, noi tutti, che non abbiamo ancora perso il lume della ragione, già da tempo avremmo dovuto iniziare a dare bastonate sul groppone a quelli, che nonostante glielo si sia ripetuto in tutte le salse, non hanno ancor capito che per salvare chi annega sfuggendo allo sgozzamento servono guerrieri e non bagnini. Forse, una buona dose di nerbo di bue sulla cotenna  li avrebbe convinti a fare quanto necessario e qualche vita in più la si sarebbe salvata.

Purtroppo, i “se” e i “ma”non hanno mai resuscitato nessuno e nonostante tutto il clamore mediatico ci ritroviamo punto a capo, pronti alla prossima conta dei morti. Morti, davanti ai quali mi sentirò nuovamente addolorato, ma innocente, mentre temo aumenterà sempre più il numero degli indifferenti, oramai assuefatti a questo genere di notizie. I colpevoli invece saranno sempre gli stessi: voi. Voi, che non avete ancora capito che solo impedendogli di imbarcarsi si può evitare muoiano naufragando. Egitto, raduno in piazza Tahrir per proteggere la rivoluzione‎Voi che non volete si vada a occupare terre e porti per gestire i flussi e aiutarli sul posto, traghettando in modo sicuro chi ha diritto d’asilo e respingendo chi non ne ha titolo. Voi, che li volete qui pur sapendo quanti sciacalli lucrano sulle loro disgrazie. Voi, che li volete qui per dimostrare che siete delle anime belle. Voi, che non vi rendete conto del serpeggiante scontro sociale che prima o poi esploderà, se non si metterà un freno all’immigrazione. Voi, cui noi non puntiamo mai contro le immagini delle tante vittime italiane dei criminali che si sono mischiati ai profughi. Voi, che vi siete riempiti la bocca delle primavere arabe, zittendoci quando vi dicevamo che si sarebbero trasformate in un interminabile giorno dei morti. Voi, insomma. Per mille motivi ancora. Non certo io. Io, come molti italiani, sono innocente e questa notte dormirò il sonno dei giusti. Nonostante voi.

Otello Ruggeri per Milano Post