VIAGGIO IN EXPO: il sabato dell’Expo.

La mia seconda volta in Expo è stata di sabato e memore della precedente esperienza ci sono giunto preparato, con ben chiaro il programma della visita che volevo svolgere. Un programma che ovviamente non ho rispettato in nessun punto. L’obiettivo principale era il “Padiglione Italia”, che nel mio immaginario sta al punto due dopo il “Padiglione Zero”. Purtroppo per me, si tratta di un’idea condivisa da buona parte dei visitatori (almeno quelli italiani) della manifestazione. Trovandolo affollato, anche se entrarci non sarebbe stata un’impresa improba – una ventina minuta di fila rispetto alla decina dei giorni meno affollati – ho preferito rimandare, lasciandomi andare alla  pigra consapevolezza di poterci fare ritorno quando voglio.

11422713_10206370773255421_1033403652_nHo quindi gettato il foglietto degli appunti per dedicarmi a un’esplorazione estetica e fotografica del sito, da cui sono scaturite anche alcune considerazioni sulla vivibilità del luogo. Premesso che all’uscita della metrò la temperatura oscillava fra i 39 e i 40 gradi, all’interno di Expo le condizioni erano più che accettabili e i 50 malori segnalati dalla stampa sono sicuramente dovuti a un mix d stanchezza, caldo, età e condizioni di salute non ottimali. Probabilmente le stesse persone sarebbero state male anche in piazza Duomo, solo che in questo periodo buona parte di acquaquelli che passeggerebbero sul Sagrato si affollano sul Decumano. A rendere tollerabile il caldo sono vari fattori: i canali che circondano e si inoltrano fra i padiglioni, non hanno solo una funzione estetica, ma contribuiscono anche a rinfrescare l’aria. Ci sono fontanelle e distributori d’acqua ovunque, quindi non manca l’occasione di dissetarsi gratuitamente, come abbondano sedie tavoli e panchine dove concedersi una sosta all’ombra. Infine, le coperture di Cardo e Decumano rinfrescano l’aria sottostante, creando una differenza termica con l’esterno che genera una costante ventilazione, rendendo gradevole camminarci sotto.

1Mentre godevo di questa sorta di aria condizionata naturale, inoltrandomi sempre più in fondo al Decumano, ho notato che (come ovvio) più ci si allontana dall’inizio del percorso, meno fila si trova ai padiglioni e alcuni dei più distanti sono anche fra i più belli, in particolare quello del Sultanato dell’Oman. E’ stato veramente difficile resistere alla tentazione di entrarci, nonostante nel2frattempo avessi promesso di rimandare le visite a un collega che non era riuscito a raggiungermi. L’Oman è uno degli stati più aridi del pianeta, coperto di deserti e terre aspre e montagnose. Nonostante l’ambiente ostile, i regnanti, grazie una sapiente gestione delle risorse attuata con metodi sostenibili, 3sono riusciti a garantire una produzione di acqua e cibo sufficiente a tutta la popolazione. Sulle pareti esterne, di quello che appare essere uno dei padiglioni più lunghi, è riprodotto in modo molto realistico l’aspetto di un abitato “omanita, mentre al suo interno il tema centrale è l’acqua. Procedendo lungo un percorso fatto di canali che simboleggiano quelli irrigui del paese, i visitatori i visitatori possono assaggiare prodotti locali, come miele, datteri e latte di cammello, e passeggiare all’interno di uno splendido giardino suddiviso in tre spazi, che simboleggiano il sole, la sabbia e il mare.

1636124560-1Mi sono quindi avviato con calma verso l’uscita, incrociando quasi subito un Mc Donald’s e non ho saputo resistere alla tentazione di un Hamburger. Mentre lo mangiavo ho ripensato –sorridendo – a quanto ascoltato durante la precedente visita nel padiglione USA, sul cibo “spazzatura” che gli italiani avrebbero portato in passato negli Stati Uniti. La presenza della catena di fast food, è stata anche l’ennesima prova del lato commerciale della manifestazione, ma come già detto: a me piace così. Fra un morso e l’altro ho anche scoperto una delle numerose postazioni di ricarica per cellulari e apparecchi elettronici che sono presenti davanti a molti locali. Si tratta di pali da cui fuoriescono cavi di ogni genere, con alla base dei tavolini su cui poggiare l’oggetto in ricarica. Un motivo in meno per andare in sala stampa, mi chiedo se mai ci entrerò?

Sazio e riposato ho impiegato poco a giungere all’uscita, ma avevo voglia di restare ancora un po’. Ho preso una bottiglietta d’acqua e mi sono seduto a sorseggiarla nei pressi del canale, che scorre davanti ai tornelli. Lì, tranquillo, ho pensato a cosa fare la prossima volta che tornerò a Expo e fatto la cosa che più mi piace: guardare l’umanità che passa.

Otello Ruggeri per Milano Post