REFETTORIO AMBROSIANO. Qualche riflessione in attesa di un piatto caldo.

refettorio ambrosiano

Con buona pace di chi era favorevole, di chi era contrario e di quell’ampia fascia d’indecisi presente a Greco come nel resto del nostro paese, giovedì tre giugno, il Refettorio Ambrosiano è stato inaugurato. Poiché “cosa fatta capo ha” è inutile rivangare le tante polemiche che hanno preceduto l’evento, le accenneremo solo a titolo di cronaca, cercando piuttosto di concentrarci su quanto la struttura potrebbe e dovrebbe dare al quartiere, oltre ai benefici di cui godono i bisognosi che ospita ogni sera.

Del timore per i disagi che l’afflusso di molti “forestieri” poteva portare a Greco e ai suoi residenti, della preoccupazione per possibili “frizioni” fra gli uni e gli altri e della delusione nel vedersi privare della possibilità – anche futura – di avere nuovamente un teatro di quartiere, abbiamo riferito più volte. Ci è stato risposto che gli ospiti saranno in numero fisso di novantasei, tutti inseriti in un piano di reinserimento lavorativo e sociale, mentre, sul piano pratico, strettamente legato al controllo della sicurezza, Caritas e Comune si sono impegnati a installare impianti di videosorveglianza e i secondi anche a istituire un presidio fisso della Polizia Locale in orari serali. Per ora solo la prima ha mantenuto l’impegno, nulla di cui stupirsi. Del teatro invece ci è stato detto che i costi proibitivi di ristrutturazione non si sarebbero potuti sostenere con i fondi destinati al Refettorio, perché destinati a scopi ben precisi. In pratica, o si faceva il Refettorio nel teatro, o si faceva altrove e ci saremmo tenuti un teatro inagibile. Un dato di fatto che ha indotto a seguire la strada più logica per evitare il definitivo degrado della struttura.

A fronte di tutto ciò, ai grechesi privati del loro teatro è stato dato in cambio un refettorio che in molti ci invidiano, perché realizzato e arredato da artisti come fosse un’opera d’arte. Resta però l’amaro in bocca, nel chiedersi: dopo avere tanto dato, quando toccherà anche a noi ricevere? Non è da egoisti porsi una domanda del genere, dopo avere accettato senza battere ciglio – oltre al Refettorio – i dormitori, le case d’accoglienza e rifugi per immigrati già presenti nel quartiere.

Sono in molti ad avere già banchettato nel Refettorio Ambrosiano, e altri sono in attesa di farlo, unici esclusi (si spera per ora) i residenti di Greco. Nel giorno dell’inaugurazione a mettere le gambe sotto i preziosi tavoli sono stati – fra gli altri – il Cardinale Scola, il Sindaco Pisapia, il commissario unico di Expo Giuseppe Sala e potentati vari. Gente che nel quartiere non si è mai vista, venuta (speriamo escluso il primo) per fare una passerella a favore di stampa e abbuffarsi alla faccia nostra. Presto toccherà ai consiglieri di zona, sicuramente non avranno lo stesso trattamento mediatico di chi li ha preceduti e un piatto di pasta per il lavoro che fanno sul territorio se lo meritano, ma anche fra loro di residenti a Greco se ne contano al massimo due o tre. Infine gli indigenti, quelli cui spetta di diritto sfamarsi a quella mensa, gente cui sicuramente nessuno vuole negre quel posto, ma che è totalmente estranea al quartiere.

Resta la speranza, che in futuro la Parrocchia voglia offrire a tutti i residenti di Greco l’opportunità di consumare un pasto nel Refettorio, magari a turno, magari su prenotazione. Non siamo stati certo noi a dire che “nessuno deve essere escluso dalla mensa del Signore”, le pecorelle smarrite si riportano all’ovile anche prendendole per la gola, l’importante è essere poi capaci di non farsele più scappare. Per concludere un breve accenno all’uso “sociale” della struttura. Per stesso dire di chi la gestisce, gli interni sono troppo delicati e mal disposti per svolgervi molte delle attività che potrebbero essere utili alla comunità.  Se si volessero organizzare dei corsi d’informatica per gli anziani (e non) non si potrebbero appoggiare pc sui tavoli, che essendo inamovibili, precludono anche tutte quelle attività che richiedono spazio, come un corso di danza o di difesa personale per le donne, infine, manca un palco per tenervi recite teatrali o concerti e non si potrebbe comunque organizzare una platea.

Insomma, rimangono molti dubbi su come la comunità, oltre a offrire se stessa, i propri spazi e il proprio lavoro volontario per il Refettorio, potrà ricevere qualche cosa in cambio da esso. Dubbi cui può dare una risposta solo Don Giuliano, l’unico che può dirci se la piazza ha ricevuto in dono qualche cosa di più di una porta monumentale mal intonata con la parete che gli fa da sfondo.

Otello Ruggeri per Greco Milanese