Il nemico è fra noi

l 18 maggio alle 21:30, sul Sagrato del Duomo di Milano, la Chiesa occidentale ha definitivamente alzato bandiera bianca davanti alla montante marea musulmana pronta a invadere il vecchio continente. Davanti alla Cattedrale milanese doveva svolgersi uno spettacolo d’arte, musica, letteratura e preghiera, alla presenza 30 vescovi e 200 dirigenti delle Caritas venuti da tutto il mondo, ma per volontà dell’Arcivescovo Angelo Scola, loro e gli altri 50.000 presenti, hanno ascoltato due tenori-muezzin intonare l’invocazione “Allah u akbar”, intrecciata all’Ave Maria cantata del soprano Tania Kassis. Un gesto che voleva essere d’apertura, trasformato in una resa dal luogo dove è avvenuto e dalla mancanza di reciprocità da parte dei paesi musulmani rispetto a quanto fatto. Una scelta all’apparenza suicida, inspiegabile per la maggioranza di quelli che vi hanno assistito e per buona parte di noi, che ha però motivazioni fondate nella mente di chi lo ha ideato.

La Chiesa Cattolica, tradizionalmente prudente, con gesti come questo o l’annuncio del prossimo riconoscimento dello Stato di Palestina, all’apparenza in contrasto con questa attitudine, non fa altro che, continuare su una strada intrapresa nel XVIII secolo, quando l’illuminismo divenne uno dei suoi bersagli preferiti. Trovando inaccettabile che in esso l’uomo trovasse “una via d’uscita dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole” timorosa di perdere presa sugli strati più colti ed evoluti della società. Una tendenza che però non è riuscita a invertire, perdendo progressivamente il controllo dell’Europa occidentale e dell’America del Nord, sempre più lontane dai valori che predica, vedendosi così costretta a volgere lo sguardo verso l’America latina e l’Africa le aree dove ancora può raccogliere consensi di massa, nulla comunque in confronto con l’inarrestabile capacità di fare proseliti della religione musulmana, che guarda sempre più con interesse e invidia.

Alla luce di ciò, acquistano significato decisioni incomprensibili, come le dimissioni di Ratzinger e l’elezione di Bergoglio, a significare la consapevolezza della Chiesa che ormai perduto l’Occidente è in America latina e in Africa che deve giocare la sua residua capacità egemonica. In questo quadro in cui contrastare il secolarismo, diventa quasi più importante di conservare il controllo di parte del pianeta, l’Islam rappresenta un rivale in Africa, ma un potenziale alleato nello scontro con la civiltà laica dell’Occidente. Di qui il sostegno alle migrazioni verso l’Europa di masse in gran parte islamizzate, che pur sapendo costituiscono un cavallo di Troia all’interno del nostro mondo, spera di poter in parte convertire contando sulla loro attitudine – indotta dalla religione musulmana – di resistere alle lusinghe della civiltà occidentale. Quindi, in quest’ottica, anche un gesto spettacolare come il riconoscimento dello Stato di Palestina diventa comprensibile, sapendo che potrebbe assicurare la riconoscenza e l’appoggio di larga parte del mondo islamico.

Una partita a scacchi con il diavolo a nostro parere. Basata su un ragionamento concreto, ma puramente accademico del tutto avulso, dalla realtà e da quanto il passato ci ha insegnato. Nella loro storia millenaria i musulmani non hanno mai voluto fondersi, bensì sostituirsi alle civiltà che incontravano sul loro cammino. Al giorno d’oggi poco o nulla è cambiato rispetto al passato. Chi si reca in visita nei paesi arabi è costretto ad adeguarsi ai loro costumi, mentre la maggioranza di loro non si adattano a quelli dei paesi dove sono ospiti. Ove hanno la forza di farlo colonizzano militarmente interi paesi, perseguitando, soggiogando e uccidendo i cristiani che vi risiedono, senza risparmiare quella parte minoritaria di musulmani che vorrebbero vivere in pace con le altre religioni. Una tendenza che manifesteranno anche in occidente, quando – anche grazie all’aiuto della Chiesa Cattolica – saranno abbastanza numerosi per farlo. Quando accadrà, sarà difficile ricacciarli in mare come fatto in passato, questa volta, al contrario di quanto accaduto allora, non ce li troveremo di fronte, bensì mischiati fra noi e non avremo nessun Carlo Martello o Giovanni Sobieski a guidare la riscossa.

Otello Ruggeri per Sintesi