Politiche di genere: la vera discriminazione dei nostri tempi.

politiche di genere

Vi è un fondo di ipocrisia che pervade la nostra società da cui sembra impossibile sottrarsi, le politiche di genere ne sono una delle manifestazioni più clamorose. In qualunque forma siano espresse. Sfuggendo al principi delle pari opportunità o del dare a tutti gli stessi diritti, prescindendo sesso, razza, religione e preferenze sessuali, si propongono di favorire un dato genere rispetto ad altri, con l’assurda pretesa di inventarsene alcuni che in natura non esistono. In buona sostanza tendono all’affermazione di un “genere” – o alcuni se si vogliono prendere per buoni quelli di fantasia – a scapito di un altro, profilandosi come la vera forma di discriminazione dei nostri tempi. Una discriminazione che non risparmia nemmeno quelli – o quelle – che la mettono in atto, arroccati in un isolamento autoimposto nel tentativo di sancire la superiorità  della propria diversità.

La buona politica, quella che si ispira ai principi di eguaglianza sanciti dalla Costituzione, non fa distinzioni di genere, ma tende a dare a tutti le stesse opportunità. Non prevede nemmeno l’esistenza di uno due o più generi, perché nel definire diritti e doveri che sono uguali per ognuno di noi una simile distinzione non può essere fatta. Il solo pensare di definire i diritti di questi o quelle piuttosto di pretendere che ad essi siano riservati gli stessi di tutti gli altri genera una spaccatura nella società foriera di conflitti, che non si verificherebbero in assenza di distinzioni del genere. O dei generi. Per questo la strada maestra delle “pari opportunità” va completamente perduta, quando si organizzano convegni “per i diritti degli omosessuali”, piuttosto perché “gli omosessuali abbiano gli stessi diritti degli eterosessuali”, o che per “favorire le donne nel lavoro”, invece che per chiedere siano parificati i loro stipendi e le loro carriere a quelle degli uomini.

L’eguaglianza è materia complessa da affrontare in un paese come il nostro dove certi stereotipi del passato sono ancora lontani dall’essere cancellati e passa anche attraverso l’uso di una terminologia corretta, che ispiri solidarietà e comprensione delle diverse attitudini, piuttosto fomentare divisioni e rivalità. Un concetto sconosciuto alla sinistra italiana che nei conflitti sociali ci sguazza da settant’anni a questa parte, generando scontri fra studenti e istituzioni, operai e borghesi, cittadini e politici (come se loro non lo fossero) fino ad arrivare ad oggi, quando esaurita la spinta propulsiva delle vecchie battaglie ha deciso di inventasi la guerra fra i sessi e le sessualità.

Quindi non guardiamoci con sospetto fra di noi e cerchiamo di offrire al nostro prossimo le stesse opportunità che ci sono state riservate. I nemici non sono gli uomini o le donne, gli omosessuali o gli eterosessuali, i bianchi o i neri, i cristiani o i musulmani.. ma chi fra loro crea conflitti sperando che un giorno a furia di dividere riuscirà a imperare.

Otello Ruggeri per Milano Post