Salvini attacca il Governo, ma celebra il “de profundis” per Forza Italia

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Vedere Salvini riempire piazza del Popolo a Roma dopo avere fatto scendere in strada centinaia di migliaia di persone a Milano, rende ancora più amaro il ricordo del mesto raduno di piazza San Fedele, con cui qualche mese fa Forza Italia ha accolto il ritorno di Silvio Berlusconi su un palco pubblico. Un insuccesso tutto da imputare alla dirigenza locale, troppo presa da lotte di potere interne per occuparsi di scendere fra la gente attirandone il consenso, come ha più volte annunciato e disatteso di fare. I vertici nazionali del partito azzurro non sono però immuni da colpe per quella piazza semivuota, a loro spettava controllare quanto accadeva nel capoluogo lombardo ed è a causa dei patti fatti con una sinistra che ha ridotto il paese sul lastrico se sempre più elettori hanno perso fiducia nel movimento del Cavaliere di Arcore.

L’inciucio del Nazareno giustificato da una supposta “responsabilità istituzionale”, è servito solo a prolungare la vita di un Governo ritenuto dai più illegittimo, che grazie ai voti di Forza Italia ha potuto modificare leggi fondamentali dello Stato mettendo in secondo piano ciò che più preme alla gente. La gente per l’appunto, quella con cui i forzisti – salvo una manciata di volenterosi – hanno smesso di dialogare da tempo, al punto da non saperne più comprenderne i desideri, né saperne sostenere le istanze. Una mancanza troppo spesso motivata con il “non volersi confondere” o “non voler adottare gli stessi metodi della Lega”, che si è trasformata nella totale incapacità di farlo con metodi alternativi a essa. Sono stati completamente trascurati i metodi e messaggi di stampo liberale con cui il partito poteva tenere vicino a sè l’elettorato liberale, che orfano di un punto di riferimento credibile si è visto costretto a scegliere fra l’astenersi o a votare per la Lega.

Così il partito è morto e Salvini nel cantarle a Renzi gli ha celebrato il de profundis. L’ha fatto ignorando completamente Forza Italia e la sua dirigenza, messa in un angolo dai suoi àut àut cui non è giunta una risposta convincente da chi non ha una forza elettorale sufficiente a rispondere per le rime. Una condizione di subalternità, che a Milano aveva consentito ai forzisti di sfilare defilati insieme a Lega e ai partiti di destra che la appoggiano, ma ieri è sfociata nella cacciata dalla piazza dei giovani di Forza Italia. Meglio per loro, forse ciò gli consentirà di trovarsene una migliore, dove crescere se stessi servendo i cittadini, senza perdersi per strada in lotte per un incarico, o stringendo patti con gli avversari.

Otello Ruggeri  per Milano Post e Qelsi