Milano a sangue freddo

Il quinto accoltellamento in dieci giorni, nella zona dei trecento reati (denunciati) in un anno, rende ridicolo ogni tentativo dei vari Pisapia, Mazzali, Granelli, Majorino, di sostenere che in viale Padova non vi sia un problema sicurezza. Dicano quello che vogliono i componenti della giunta, ma nel favoleggiato laboratorio culturale, che doveva permettere l’integrazione degli stranieri con la comunità locale, gli immigrati passano buona parte del loro tempo ad aggredirsi e derubarsi fra loro, rendendo un calvario la vita dei sempre meno milanesi rimasti. Inseriti in questo quadro devastante, i cittadini per bene si arroccano nelle loro case in cerca di un po’ di residua sicurezza, venendo a loro volta coinvolti nel quadro di decadenza morale e perdita delle più elementari norme di civile convivenza che colpisce la zona.

Venerdì mattina, il consigliere di zona 2 Silvia Sardone si è recata sul luogo dell’ultimo accoltellamento e ha scattato delle foto impressionanti. A renderle tali non sono le macchie di sangue che vi sono ritratte, bensì che fosse ancora lì, intatto, a più di dodici ore di distanza dal fatto. Non ne ricordo di simili. Di solito appena gli inquirenti hanno fatto i rilievi del caso, se non sono loro stessi a coprirle con della segatura, ci pensano i negozianti, o gli abitanti del posto a rimuoverle. Possibile che nessuno si sia preoccupato di farlo, negando alla vittima di un’aggressione un gesto di estrema pietà? Qualcuno mi ha detto che le periferie non sono di chi le abita, quindi vi è meno attenzione verso certi aspetti, che in una zona di proprietari sarebbero tenuti in maggiore conto. E’ una riflessione interessante, ma non mi trova del tutto d’accordo, ho nella mente troppi ricordi di mani pietose impegnate a pulire il sangue innocente versato nei più miseri luoghi di questo pianeta per credere sia semplicemente così.

La realtà è un’altra, in quelle immagini c’è tutto il senso di quello in cui si sta trasformando Milano: una città a sangue freddo, che guarda quello altrui passando oltre senza curarsene.

Otello Ruggeri per Milano Post