Nella povera Milano di Pisapia, tocca a noi tendere una mano.

 All’ombra dello skyline di una città proiettata verso il futuro, aumenta ogni giorno il numero delle persone che vivono ai margini della società, mentre sono sempre di più quelle che sopravvivono al di fuori di essa. La “giunta” Pisapia non è riuscita a fermare lo sviluppo urbanistico di Milano voluto dalle amministrazioni che l’hanno preceduta, ma ne ha bloccata l’economia già pesantemente segnata dalla crisi. Le tasse locali sempre più esose, hanno indotto molte famiglie a tagliare drasticamente le spese. Il conseguente calo delle vendite ha piegato le ginocchia ai commercianti, già messi in difficoltà da balzelli, burocrazia e dagli ostacoli creati allo spostamento di cose e persone in città.

Non è però delle politiche economiche arancioni – se così si possono chiamare – che vogliamo parlarvi, lo farà chi è più competente di noi in materia, bensì di ciò che non sono state in grado di evitare cioè, che molti di quelli che faticavano ad arrivare alla fine del mese all’inizio della crisi, con il passare degli anni finissero a vivere per strada. Il prodigarsi dell’Assessore Majorino in Stazione Centrale, quasi del tutto incentrato sull’accoglienza (doverosa) a profughi provenienti dall’estero, non ha avuto nulla a che fare con l’aiutare i senzatetto milanesi, concentrati sotto i portici del centro, ed è stato quasi completamente supportato dalla Caritas mentre la “giunta” se ne prendeva il merito.

Oggi, manca il tempo per riflettere su quanto poco sia stato fatto per evitare che centinaia di milanesi finissero a vivere per strada, partendo dal chiedere loro meno di quello che erano in grado di dare. La priorità è aiutarli, cosa che non può risolversi nell’aprire i mezzanini della metropolitana quando fa freddo, tenendo presente che molti di loro sono impreparati a vivere all’addiaccio, incapaci di difendersi e privi della prepotenza che permette ad altri di occupare una casa. Una riflessione quest’ultima scaturita da un bel servizio del Corriere della Sera in cui sono ritratti i molti clochard che per scaldarsi trascorrono la notte sui filobus della circonvallazione esterna. Mezzi che transitano più volte davanti all’ex borsa del Macello di viale Molise occupata abusivamente dal collettivo Macao, a nostre spese e nell’indifferenza delle istituzioni. Chissà quanti bisognosi potrebbero esservi ospitati, se la supponenza di un gruppo di autonominatisi “artisti” non lo occupasse costringendoci anche a essere loro involontari mecenati.

Quanti giacigli potrebbero essere allestiti e pasti caldi serviti, se fossero adeguatamente attrezzati dal Comune i molti luoghi occupati, abusati e abbandonati che sono presenti in città? Perché investire milioni di euro per regalare una sede a un centro sociale e non spendere un euro per creare una struttura dove ospitare chi si trova in difficoltà? Un luogo dignitoso, facile da raggiungere, dove non ci si limiti a ospitare e sfamare, ma si costruiscano dei percorsi virtuosi con cui reintrodurre chi ne ha bisogno nel mondo del lavoro e nella società. I milanesi non si lamenterebbero di sicuro se i proventi delle loro tasse fossero investiti in questo modo.

Sapesse la “giunta” ispirarsi ai metodi della Caritas, che ogni giorno assiste centinaia di persone dando loro un letto, un pasto caldo e la cosa più importante di tutte: la speranza di un futuro migliore. Rivolgetevi a essa se sentite il bisogno di fare qualche cosa per il vostro prossimo, siate certi che il tempo o il denaro che gli donerete non andranno sprecati. Siate solidali se potete, ce n’è bisogno di questi tempi, non è di destra o di sinistra esserlo, semplicemente da persone di buona volontà.

Otello Ruggeri per Milano Post