Caso Marò : Signor Presidente, a contrariarci siamo noi!

Non mi rassegno al pensiero che un grande popolo come quello italiano, capace di gesti d’estremo eroismo, altruismo e maestro in arti e mestieri, possa vedere sminuito il proprio valore a causa dei comandanti, per la maggior parte imbelli, che gli sono toccati in sorte dall’8 settembre 1943 in poi. La tempra è intatta, lo dimostra come ogni giorno milioni di persone riescono a superare dignitosamente le difficoltà gettate sulle loro spalle da una serie di governi incapaci di risollevare il paese dal baratro. Dovrà avere una fine questa maledizione prima che sia il popolo stesso a vedersi costretto a scriverla.

Oggi siamo al terzo o quarto governo (chi se lo ricorda più), non eletto e sbeffeggiato dal mondo intero. Forse il più ridicolo di tutti, con un premier cabarettista incapace di assumere un atteggiamento serio e un anziano Presidente stanco oramai di esprimere contrarietà, o cui forse è rimasta solo la forza per quella. L’ennesimo esecutivo fatto di vane promesse e proclami disattesi, incapace di difendere gli italiani in Patria e nel mondo. L’ultimo di quelli che entrando in carica si sono impegnati a risolvere la questione dei due Marò Latorre e Girone, invece come i precedenti li ha presto dimenticati,maròtrattandoli come pacchi postali da ritirare e rispedire in India, senza cura alcuna delle loro condizioni fisiche, del debito che questa nazione ha nei loro confronti e del po’ di dignità italiana che va perduta ogni volta che la magistratura indiana si prende gioco del nostro paese. Forse il problema è che, per curarsene la dignità occorre prima di tutto averla.

Nemmeno i sei anonimi mesi di presidenza europea sono serviti a qualche cosa. Ci siamo entrati convinti di fare sfaceli e ci apprestiamo a uscirne sfracellati, irrisi e criticati dai partner europei, cui non è mai passato per la testa di compromettere i rapporti con la superpotenza indiana in nome di due soldati italiani. Il solo a credere nelle rassicurazioni di Francia, Germania e via mentendo è stato Matteo Renzi, unico anche a prendere sul serio se stesso mentre gli altri primi ministri si divertivano alle sue spalle, irridendo i suoi modi bambineschi. A pagare l’avere elevato il nulla al comando come sempre sono loro: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L’uno malato cui si vorrebbe imporre di lasciare la sicurezza delle cure italiane e la famiglia in prossimità del Natale e l’altro che Famiglia, Natale e Patria continuerà a sognarseli da una terra lontana.

Così, mentre aspettiamo che le proteste del governo si trasformino in fatti, con la stesse probabilità accada quante ne ha il belato di una pecora di mutarsi in un ruggito, resta l’amarezza e la sensazione di essere sempre meno disposti a sopportare perché, a dover essere contrariati siamo noi, non il Signor Presidente.

Otello Ruggeri per Milano Post