EXPO: come trasformare un’opportunità in un disastro.

Ci sono città che grazie a EXPO si sono rifatte completamente il maquillage, rivoluzionando in meglio la viabilità, arricchendosi di opere che, con il passare degli anni, hanno fatto dimenticare la loro origine “provvisoria” diventando parte integrante del  paesaggio urbano. Fin dall’inizio dei lavori per EXPO 2015, c’era il forte sospetto che da noi questo processo virtuoso non si sarebbe realizzato, e l’esito del bando per la cessione del milione di metri quadri dei terreni Expo di Rho-Pero andato deserto, potrebbe essere la definitiva conferma che Milano dalla manifestazione trarrà solo benefici momentanei e forse nemmeno quelli.

La decisione di lavorare per costruire una città invece che sulla città, rischia di regalarci l’ennesima area dismessa cementificata, degradata e inutilizzata, il cui immediato destino potrebbe essere diventare ricettacolo di migliaia di quei disperati, che il tema della manifestazione si proponeva di sfamare. Gli organizzatori avranno almeno la magra consolazione di avergli procurato un tetto sopra la testa, pur non essendo riusciti a mettergli un piatto caldo in tavola. Per i milanesi invece nessuna consolazione, solo il dispiacere di ritrovarsi con una immensa baraccopoli appena fuori porta.

Non sappiamo quale sia il motivo che ha indotto i progettisti a gettare milioni di euro in padiglioni costruiti ex novo, invece di investirli per riqualificare aree come quelle dell’ex scalo Farini, del  Portello, o i molti stabilimenti dismessi di Falk, Breda, Pirelli… che si trovano entro i confini, o appena alle porte della città, ma quello che ne deriverà non ci sembra possa essere definito: rilanciare Milano grazie a EXPO. Sospettavamo però che, una volta dismesso l’uso fieristico, vista l’ubicazione, i problemi di collegamento difficilmente risolvibili e l’alta probabilità che le opere risultino incomplete, sarebbe stato difficile trovare qualcuno che le trovasse appetibili. Ci chiediamo se chi li ha ideati sia di Milano, o sia sceso dalla luna per potere credere che le cose sarebbero andate diversamente?

Come spesso capita, a mettere un bel carico di difficoltà sopra a questa improbabile asta, ci ha pensato la giunta Pisapia, in particolare il vice-sindaco Ada Lucia De Cesaris, che è stata irremovibile, ed ignorando il suggerimento di Roberto Maroni di suddividere la vendita per lotti, ha deciso di mettere in gara l’intera area al costo di 315,4 milioni di euro. Troppi per chiunque fosse interessato ad investirvi, soprattutto in vista dei molti vincoli urbanistici cui è legata la zona, tra cui la destinazione di oltre la metà a un grande parco pubblico e la limitazione degli spazi edificabili.

l progetto oramai non si può più rivederlo, ma è ancora possibile trarre benefici economici da ciò che ne deriverà, evitando che un milione di metri quadrati di terreni alle porte di Milano piombino nel degrado. Serve che il Comune faccia un passo indietro, ma per come siamo abituati a vedere agire gli arancioni quando si tratta di tornare sui propri passi non siamo per niente ottimisti sul come finirà la faccenda.

Otello Ruggeri per Milano Post