MILANO, DIRITTI E ROVESCI. Gay pride: richieste inaccettabili a margine di una parata trascorsa tranquillamente

Sembra di essere a una partita di tennis a sentir tutto questo parlare di diritti e di rovesci che fanno la giunta milanese e i suoi oppositori. Con tutti i problemi che hanno la città e l’Italia intera ci sarebbe altro da fare piuttosto di investire tante energie per occuparsi dei diritti di chi già gode di quelli di tutti gli altri cittadini che non possono  essere discriminato per motivi di razza, sesso o religione. Altra e doverosa cosa è assicurarsi che questi siano rispettati, ma non si può farlo certo concedendone altri, soprattutto a scapito della libertà di pensiero di chi pur non avendo intenzione di discriminare omosessuali e lesbiche non ne apprezza lo stile di vita e vuole esprimere liberamente la propria opinione.

La baraonda festante del gay pride che sabato ha percorso le vie di Milano di per se stessa non ha dato nessun fastidio, se non gli stessi che ogni manifestazione di questo genere di qualunque segno o colore procura alla cittadinanza. Ad essere intollerabile è che, con il supporto delle istituzioni cittadine, la si trasformi in un esibizione muscolare di un modo d’essere che non è obbligatorio condividere, usandola come un indice puntato verso chi la pensa diversamente dai  partecipanti.

Un atteggiamento che piuttosto di creare simpatia e condivisione degli intenti accentua solo le divisioni. Come lo fanno certe iniziative che nel tentativo di favorire le richieste degli omosessuali discriminano tutti gli altri. L’inutile pretesa dell’assessore Majorino di far trascrivere nei registri comunali i matrimoni gay contratti all’estero pur sapendo che ciò non avrebbe nessun valore legale, spalanca le porte a richieste dello stesso genere da parte di chiunque abbia ottenuto riconoscimenti fuori dai confini nazionali che in Italia non sono ritenuti validi. Ad esempio una patente americana o una laurea in medicina albanese ottenute da cittadini italiani, perché dovrebbero consentire loro di guidare negli Stati Uniti e praticare la medicina in Albania ma non nel loro paese?

Quando si gettano sul piatto i diritti bisogna anche considerare anche il rovescio della medaglia, cioè quelli di tutti gli altri, cosa che probabilmente alle associazioni d’area non interessa mentre i rappresentanti della giunta fingono d’ignorare per motivi che vanno dal mero calcolo politico alla sincera convinzione di essere nel giusto di qualcuno di loro.

Ma se alcune cose possono essere considerate non condivisibili ma accettabili, su altre invece non si può transigere. Da un lato vi è il rapporto emotivo e sessuale fra due persone dello stesso sesso che da alcuni – compreso chi scrive – è considerato contro natura, ma non fa male a nessuno quindi ognuno è libero di decidere cosa preferisce per se, dall’altro vi è la richiesta di permettere le adozioni a coppie formate da appartenenti  dello stesso sesso, che stravolgendo completamente l’ordine naturale delle cose potrebbe avere gravi conseguenze sullo sviluppo psicofisico dei bambini. Una tale decisione non può essere imposta dalla stessa legge che i bambini dovrebbe proteggerli e è dovere di tutti, compresi gli stessi omosessuali, di opporsi fermamente ad essa.

Il corteo e il successivo evento si sono svolti in modo ordinato e sicuramente meno dannoso di quanto lo siano state alcune manifestazioni della sinistra e  il recente rave che ha suscitato tante polemiche. Circa 50.000 persone (secondo gli organizzatori) hanno sfilato per le vie di Milano senza suscitare particolare scandalo, anche se fra i molti personaggi divertenti e colorate che si sono limitati a fare vedere alcuni giornali ve ne erano altri decisamente volgari le cui immagini nemmeno noi pubblicheremo, perché la sostanza di questa manifestazione è quanto scritto prima ed è bene che tutti su quello riflettano.

Otello Ruggeri per La Critica