MILANO, SI STRAPPINO I VELI NON I MANIFESTI. Le paladine delle donne non vedono quello che fanno i musulmani

Anche ieri Milano è stata palcoscenico per un’esibizione femminismo di facciata di cui avremmo fatto volentieri a meno. A mettere in scena lo spettacolo sono state il Vice Sindaco Ada Lucia De Cesaris, la Delegata per le Pari Opportunità Francesca Zajczyk e la Presidente della Commissione Pari Opportunità Anita Sonego, che con un comunicato hanno chiesto: …con forza ad Atm di rimuovere i manifesti che offendono non solo le donne ma l’intera città.

Nei manifesti in oggetto oltre ad essere  pubblicizzata una bevanda era anche ritratto un bel didietro.  Nulla di dissimile di quelli della “Roberta” per decenni affissi sui muri di Milano senza che nessuna donna se ne sentisse offesa.  Purtroppo di questi tempi, come ha giustamente fatto notare Riccardo De Corato, capogruppo di FdI, sembra d’essere: ”…tornati al Medioevo. Oppure a Palazzo Marino si nasconde qualche integralista che crede di essere a Kabul o spera che Milano diventi tale”.

Purtroppo la “fatwa” lanciata dal comune verso ATM ha avuto effetto immediato inducendo l’azienda a sospendere la campagna pubblicitaria. La direzione della società di trasporti era stata bacchettata severamente nel comunicato dove le si intimava: “ da questo episodio Atm tragga la consapevolezza di dover applicare anche alla propria società i criteri indicati nella delibera” riferendosi a quella che recita: “Non è l’esposizione del corpo nudo di per sé a rendere il messaggio pubblicitario contrario a tale criterio, ma lo diventa nel momento in cui (…) non è presente alcuna correlazione tra l’immagine femminile e il prodotto sponsorizzato e commercializzato”.

donne-musulmane-in-piscinaPiù che a una delibera sembra di trovarsi di fronte a un editto talebano usto per imporre la propria volontà ad un azienda – come fa giustamente notare De Corato –  “I cui vertici sono stati nominati proprio dall’attuale amministrazione”. Il capogruppo di FdI ha quindi concluso invitando le nostre tre amministratrici ad occuparsi d’altro, perché “ci sono problemi ben più importanti a cui pensare e questioni più serie che i milanesi aspettano che vengano risolte”.

musulmaneUn invito che facciamo nostro, ma riteniamo vi sia altro da dire: ogni giorno nella nostra città sono sempre più spesso perpetrate forme di discriminazioni ben più gravi nei confronti delle donne, senza che le tre signore che guardano i manifesti se ne avvedano. Donne velate, costrette in abiti scomodi e indignitosi per timore dei loro uomini che impongono loro gli usi di una religione in conflitto con le nostre leggi. Donne che con la complicità del Comune potrebbero subire un ulteriore onta vedendosi relegate in una piscina riservata solo a loro. Donne che sempre grazie al comune e sempre in violazione delle nostre leggi, secondo cui è vietato discriminare su base sessuale, potrebbero presto vedere realizzato un luogo di culto in cui sarà vietato loro l’ingresso.

Tutte queste cose la De Cesaris, la Zajczyk e la Sonego non possono non vederle, perché esistono o esisteranno grazie alla loro indifferenza e a loro autorizzazioni. Se veramente credono nella parità dei diritti fra uomini e donne si impegnino a far cadere quei veli e abbattere quelle barriere che ghettizzano alcune appartenenti al loro stesso sesso. Altro che strappare manifesti, lo intimino alla comunità musulmana di non offendere le dignità delle donne.

In attesa che facciano qualche cosa, ci spiace per le tre signore che hanno firmato il comunicato, ma per quanto ci riguarda sarà sempre meglio un bel culo scoperto per scelta piuttosto di un volto velato controvoglia.

Otello Ruggeri per La Critica