DUE GIUGNO, FESTA DELLA REPUBBLICA. Ma io festeggio la Patria e ricordo i Marò

Agli occhi di chi mi conosce bene sembrerà strano vedermi scrivere in occasione della festa di questa Repubblica, che molti sanno amo sicuramente meno del concetto di Patria. Ho sempre visto la prima come un insieme di regole e ideali non sempre condivisi, considerando invece la seconda il contenitore dell’amalgama di storia e valori che hanno contribuito a renderci un popolo degno di chiamarsi tale. L’opportunità è ghiotta però per utilizzare la prima per richiamarsi ai valori della seconda.

Ci sono simboli comuni fra esse come Inno e Tricolore, che oggi saranno esibiti abbondantemente per festeggiare l’istituzione e nella maggior parte delle occasioni a suonarli, cantarli e portarli saranno gli uomini e le donne migliori che la Repubblica ha avuto in dono dalla Patria. Una delle principali differenze fra le due sta però nel fatto che mentre la Patria questi uomini e donne non li dimentica mai, alla Repubblica capita un po’ troppo spesso di farlo. Se proprio vogliamo dirla tutta, negli ultimi anni le è capitato  di lasciare a se stesso il popolo intero, ma questo è un’altro discorso.

Avete già capito dove voglio andare a parare vero: la questione Marò. Normalmente troverei inappropriato partire da un altro evento per agganciarmi alla loro vicenda. Preferirei affrontarla andando dritto al punto senza utilizzare stratagemmi letterari, ma oggi che un po’ ovunque si farà uso di retorica patriottica a profusione, da “…questa Patria si bella e perduta…” a “Da Lussin, da Val d’Augusto vien l’odor di Roma al cuore”, non mi sembra fuori luogo volgere il pensiero a chi, portando i simboli della Repubblica è stato mandato in missione lontano dalla Patria e non vi può fare ritorno perché trattenuto all’estero contro la propria volontà.

Badate bene, non voglio contestare quanto sta facendo questo governo per farli tornare in Italia, non potrei  visto che non è dato saperlo. Per quanto ne sappiamo potrebbero essere in corso estenuanti trattative con il governo Indiano, in realtà il danno più grave sono stati altri a causarlo: chi ha deciso di fare rientrare in porto il cargo con a bordo i due Marò e soprattutto il precedente governo che ha permesso tornassero in india. Il punto è un altro, in attesa che il lavoro diplomatico, che speriamo sia in corso, porti al risultato che ci auguriamo tutti, vorrei che almeno le istituzioni, a tutti i livelli, li onorassero con la costanza e frequenza che merita chi per servire con Patria è costretto a stare lontano da casa.

Purtroppo so già che non sarà così, né in futuro, né colpevolmente oggi quando a parlare di loro saranno solo iniziative ispirate sopratutto da loro commilitoni o privati cittadini che in essi vedono quei valori, come il senso del dovere e il rispetto della parola data, che vorrebbero ispirassero quelli che formano l’istituzione repubblicana.

Quindi, scusatemi se anche questa volta non riesco a festeggiare questa Repubblica così diversa dalla Patria che amo, nemmeno oggi mi sentirete gridare “viva la Repubblica”, ma come sempre faccio da quando mi conoscete, non vi negherò un: VIVA L’ITALIA.

Otello Ruggeri per La Critica