FORZA ITALIA: CAMBIARE O SPARIRE. Servono una guida, un progetto e dignità per recuperare la fiducia degli elettori

Prima delle elezioni Europee avevo chiesto ai liberali di votare Forza Italia “se non altro per un estremo gesto di gratitudine nei confronti del partito e del leader che fermarono  Occhetto e la sua gioiosa macchina da guerra”. Ebbene, questo compito è stato assolto, è ora di voltare pagina.

Silvio Berlusconi,  di cui nessuno vuole negare i meriti rimarrà sempre il padre nobile di Forza Italia, ma in questo momento non ha né la lucidità, né la visione prospettica necessarie a convogliare il centrodestra fuori dalla crisi in cui è precipitato. Purtroppo, solo la dirigenza forzista sembra non rendersene conto. Abituata ad eseguire pedissequamente le disposizioni del Cavaliere non è in grado di muoversi autonomamente ideando strategie per reagire adeguatamente alla situazione che si è creata.

Così nel principale partito d’opposizione in Italia, da Toti in giù, tutti rincorrono le iniziative altrui andando a rimorchio di partiti cui dovrebbero dettare l’agenda e lasciando fare – se non assecondando – quelli che cercano di accreditarsi come futuri leader del centrodestra senza averne titolo, ne una storia personale che giustifichi tale pretesa.

Forza Italia deve proporre i referendum, non firmare quelli altrui per ottenerne favori. Forza Italia deve indire un congresso e fare le primarie per nominare un nuovo segretario, non vedersi costretta a rincorrere le iniziative dei suoi militanti più attivi nel tentativo di sopirne gli effetti. Forza Italia deve soddisfare rapidamente le richieste dei suoi dirigenti locali, non costringerli a degli strappi per evitare di vedersi sovrastati dalla sinistra a causa dell’immobilismo del partito. Forza Italia deve riprendere il controllo del centrodestra proponendo allo schieramento un leader all’altezza del compito che lo aspetta, ora che i numeri ancora glielo consentono, altrimenti è destinata a scomparire.

L’emorragia di voti che sta colpendo il movimento azzurro diventerà inarrestabile se non ci saranno subito dei cambiamenti che inducano gli elettori a fidarsi nuovamente di un partito che ora sembra non avere né una guida, né un progetto politico definito. Fiducia che non può essere certo riguadagnata mostrandosi indignitosamente asserviti al leader di un partito che ha un terzo dei propri voti. Lo stesso partito che ha più volte tradito i patti a partire dal causare rovinosa caduta del primo governo Berlusconi, e lo stesso leader che fino a qualche mese fa ancora straparlava di “padania”, che ora vorrebbe guidare il centrodestra in nome del bene dell’Italia intera.

Non ci sono elezioni in vista nell’immediato futuro, Forza Italia non ha l’esigenza di stringere patti ma piuttosto quella di rifare se stessa. Lasci quindi perdere le strampalate alleanze foriere di future docce fredde e le adesioni a ciò che non è farina del suo sacco. Si concentri piuttosto sull’eleggere chi possa guidarla alla riscossa e nello stendere una piattaforma programmatica di ampio respiro, inserendovi magari anche qualche base ideale per rendersi riconoscibile a quei liberali che vorrebbe la votassero.

Per intanto un consiglio a breve termine. Domani è il due giugno, la dirigenza forzista osservi bene come trascorrerà la festa della Repubblica Matteo Salvini. Poi decidano se è ancora il caso di assecondarlo quando si atteggia al salvatore della Patria e del centrodestra.

Otello Ruggeri per La Critica