PRIMA FESTA DELLA LOMBARDIA. Non se ne accorge nessuno, nemmeno Salvini

Ieri,  dopo che la regione l’ha  istituita inserendola nel proprio statuto, è stata  celebrata la prima Festa della Lombardia. Un evento di cui non era al corrente praticamente nessuno, festeggiato in forma quasi privata giusto da qualche consigliere regionale convocato – soprattutto fra i suoi – da Maroni.

La data decisa con un referendum online quando Governatore era ancora Formigoni, corrisponde al giorno del 1176 in cui fu combattuta la battaglia di Legnano fra Lega lombarda e Federico I Barbarossa. Un episodio molto caro ai leghisti della prima ora, ma che dovrebbe esserlo anche a quelli del giorno d’oggi, visto che dal carroccio intorno al quale si arroccarono  eroici fanti lombardi , mutua il proprio secondo nome – per l’appunto “Carroccio” – il partito di Matteo Salvini.

Il più rilevante fra gli eventi previsti era quello che si è tenuto nella piazza di Palazzo Lombardia dove durante il giorno è stata esposta una riproduzione del Carroccio e in serata si è svolta un anticipazione del Palio storico di Legnano con rappresentazioni di figuranti ed esposizioni di costumi storici, cui hanno fatto seguito due concerti di canti popolari lombardi e voci bianche.

La serata ha quindi avuto il suo culmine con l’assegno del premio Rosa Camuna – il massimo riconoscimento della Regione – a: Alberto Mantovani, Alberto Zanchetti, Antonio Colombo, Daniela Girardi Javarone, Ditta BCS, Fondazione Istituto di ricovero e cura Ospedale Ca’ Granda e Giuseppe Manca. Per Monza e Brianza all’Autodromo di Monza; per Bergamo a Giuseppe Remuzzi, al cardiochirurgo Lucio Parenzan, Martina Caironi e Pierino Persico; per Brescia ad Agroittica Lombarda e Gruppo istituzionale di coordinamento Arte rupestre della Valcamonica; per Como a Livia Mandruzzato; per Cremona a Nicola Cesare Baldrini; per Lecco a don Vincenzo Gatti; per Mantova alla Gazzetta di Mantova; per Pavia all’Università degli Studi di Pavia; per Sondrio al Club Alpino Italiano – Sezione Valtellinese di Sondrio e per Varese ad Alenia Aermacchi e Antonio Sanna.

Insomma una festa, poco nota, poco pubblicizzata, ma per quel poco che lo è stata, assolutamente ben frequentata. Con il passare degli anni e delle edizioni la Festa della Regione potrebbe diventare un evento più conosciuto, oppure scomparire, per ora è prematuro dirlo. Certo, a favore della sua continuità  non depone la rilevante assenza di quello che dovrebbe essere uno dei suoi principali sostenitori ed  estimatori: Matteo Salvini.  Probabilmente troppo impegnato a stringere patti con la Le Pen a Bruxelles e Toti a Roma, non ha trovato nemmeno un minuto per presenziare alla festa della regione che un tempo il suo partito voleva fare nazione.

Di norma cambiano i tempi, gli uomini e le alleanze, ma in questo caso eccezionale, a quanto pare, anche le idee, così sorprendentemente il compito di ricostruire il centrodestra nazionale se lo è assunto un ex guerriero padano.

Otello Ruggeri per La Critica