MILANO, PISAPIA METTE IN UN ANGOLO L’OPPOSIZIONE. E nel centrodestra si scatena lo scontro per chi lo sfiderà

Pur sapendo che presto dovrà fare i conti con un PD  pronto a presentargli il conto facendosi forte della  posizione egemone raggiunta in città, Giuliano Pisapia si è comunque tolto una manciata di sassolini dalla scarpa mettendo all’angolo l’opposizione.

Dopo avere osservato per qualche ora  i molti pretendenti  del centrodestra che si accapigliavano per decidere a chi fra loro spetterà contendergli la poltrona, nonostante non abbia ancora sciolto le riserve su una sua eventuale ricandidatura – che però in molti danno per certa – ha deciso di dire la sua in proposito.

Probabilmente anche lui è rimasto stupito dall’improvviso accendersi delle polveri di una campagna abbondantemente in anticipo sui tempi previsti. Ad  innescare la scintilla dello scontro è stato il risultato elettorale decisamente negativo del centrodestra, che ha costretto molti dei papabili candidati ad affermare in modo più o meno convincente il proprio diritto ad essere lo sfidante.

Il primo su cui si sono posate le attenzioni di Pisapia è stato Matteo Salvini.  Il segretario della Lega Nord aveva appena annunciato la sua intenzione di candidarsi facendolo secondo il suo stile, cioé: attaccando uno dei suoi possibili avversari, il ministro delle infrastrutture, Maurizio Lupi. Purtroppo per lui non è stato l’esponente del Nuovo Centro Destra a rispondergli per primo, bensì il sindaco, riportandolo – si spera – subito alla realtà:  “Salvini ha preso il 7 per cento a Milano e mi sembra che non abbia nessuna possibilità di diventare sindaco della città” , poi volgendo lo sguardo anche al resto dell’opposizione: ha infierito: “esattamente come gli altri contendenti di quello schieramento, che è profondamente diviso, mentre il centrosinistra è unito e avrà il suo sindaco anche nella prossima legislatura”.

Pisapia ha poi spiegato entusiasta: “I risultati registrati in città da Pd e lista Tsipras sicuramente rafforzano la coalizione e mi tranquillizzano anche sulla capacità di questa amministrazione di andare avanti e affrontare con capacità e serietà le grandi sfide che ci attendono”. Poi, quasi a voler infierire, sorridendo ha dato un consiglio ai suoi avversari: “Ci sono tanti pretendenti. Prima facciano le primarie e decidano chi sarà lo sfidante del candidato sindaco di centrosinistra”.

Mentre il sindaco in carica ironizzava e ostentava sicurezza, nel centrodestra sono continuate le polemiche. Lupi ha risposto a Salvini dicendo che il candidato lo decideranno le primarie, Maroni è quindi intervenuto a dar man forte al suo segretario ribadendo  che la “nuova” coalizione di centrodestra deve prendere a modello il governo lombardo a trazione leghista. A questo punto anche Mariastella Gelmini ha rintuzzato le velleità di Salvini ribadendo il ruolo centrale di Forza Italia: “A Milano il nostro capolista alle Europee ha avuto 25.033 preferenze, contro le 19.714 di Salvini e le 8.809 di Lupi”.

Qui apriamo una parentesi, sentire inserire il nome di quel “capolista” in un discorso inerente il futuro sindaco di Milano ci ha fatto tremare le vene dei polsi. Nell’interminabile elenco di errori che il centrodestra potrebbe fare in vista delle comunali (proporre un candidato appartenente a un partito che appoggia un governo di sinistra, accettare un la candidatura di un leghista, non essere presente sul territorio, non essere aggressivo con la giunta in carica…) candidare Giovanni Toti che a Milano non si sa chi sia e non si è mai visto prima che ci venisse a chiedere voti, sarebbe sicuramente il più grosso.

Quei venticinquemila voti sarebbero stati poco più di una manciata se il coordinatore cittadino di Forza Italia, Giulio Gallera, non avesse speso il suo tempo e la sua immagine per farglieli ottenere. I milanesi nel darglieli hanno voluto solo soddisfare la richiesta di una persona di cui si fidano, oltre ad assicurarsi di spedire il più lontano possibile dalla loro città il consigliere politico di Forza Italia.

Lo stesso Gallera è poi intervenuto nella questione, facendo eco alla Gelmini nell’affermare la posizione predominante di Forza Italia in caso di primarie del centrodestra: “Salutiamo con grande favore la scelta democratica di un candidato, perché Forza Italia già domenica scorsa ha vinto le primarie del centrodestra, e lo ha fatto ottenendo più del doppio dei voti della Lega e cinque volte i voti di NCD”.

Molti altri hanno poi voluto dire la loro rinfocolando una polemica che riteniamo assolutamente leziosa. In questo momento l’opposizione deve solo intensificare la sua azione sul territorio in favore dei cittadini e contrastare con forza la giunta in sede di consiglio. Vanno inoltre subito riposte nel cassetto le idee di normalizzazione paventate da alcuni, che timorosi del risultato ottenuto dal PD vorrebbero si stabilissero buoni rapporti con la giunta. Servirebbe solo a confondere gli elettori con il rischio di replicare a Milano il disastroso risultato delle europee, se il centrodestra vuole vincere deve distinguersi dalla sinistra non apparire simile a lei.

Un ultima raccomandazione, basta con i numeri, sono confutabili, oltre ad essere stati spesso oggetto di valutazioni poco corrette. Invece che cercare di convincerci che queste cifre dimostrano un risultato positivo che non c’è stato, sarebbe meglio ci si impegnasse per farli cambiare a favore del centrodestra.

Otello Ruggeri per La Critica