LA MILANO DEI SUPPOSTI VINCITORI. Cori beceri, aggressioni e rifiuto dell’identità nazionale. Pisapia ha perso il controllo della città

E’ la coscienza di non avere portato a compimento quanto si era proposta, a rendere così rabbioso il modo di festeggiare il 25 aprile della sinistra. Non di tutta la sinistra per carità, ma sicuramente di quella parte che sentendosi ancora comunista, ritiene un fallimento non avere trasformato l’Italia in una repubblica socialista di stampo sovietico. Per questo ci tiene tanto ad affermare la proprietà della festa della liberazione: è l’unico giorno dell’anno in cui si possa comportare come se il suo disegno si fosse realizzato.

Nel farlo, i nipotini di Lenin, ci mostrano come sarebbe l’Italia se ci fossero riusciti, permettendoci di tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Grazie a Dio, per quanto numerosi e rumorosi siano, sempre minoranza restano e se provassero a guardare queste loro manifestazioni da fuori forse capirebbero il perché.

Quello che salta subito all’occhio è che non ci sarebbero più il Tricolore  e l’Inno di Mameli sostituiti da bandiere rosse e canti partigiani. L’unico pensiero consentito sarebbe quello unico espresso dalla loro ideologia. La memoria di quelli che hanno partecipato alla guerra di liberazione insieme a loro sarebbe cancellata e aggrediti quelli che provassero conservarla. E’ quello che è accaduto ai reduci della Brigata Ebraica, vittime anche del paradosso, di essersi sentiti dare dei “fascisti” dagli stessi che condannano il fascismo per le leggi razziali che promulgò contro gli ebrei. Sarebbe un’Italia dalla coerenza e morale variabili a secondo dei loro interessi.

Un’Italia becera, che da spazio ai vili che occultati e protetti dal gruppo possono lasciarsi andare a cori infami come “10, 100, 1000, Nassiriya” o il recente “Ale-oo a morte i due Marò”, cantato a pochi metri da dei militari in servizio, che questi personaggi mai avrebbero il coraggio di affrontare faccia a faccia. Non solo i ragazzi in divisa li hanno ascoltati, ma anche il sindaco che era nella stessa piazza di quelli che li hanno intonati dopo essere stato in quella dove sono stati contestati i manifestanti ebrei.

Giuliano Pisapia, che dovrebbe essere il garante dell’ordine e della legalità, si sta invece sempre più rivelando il vertice di un sistema che vorrebbe fare vivere a Milano un “25 aprile permanente”. Osservatore silente di occupazioni illegali, manifestazioni non autorizzate, devastazioni della città, aggressioni e tentativi di impedirne le manifestazioni di chi non è allineato… non si capisce se è connivente o vittima impotente dell’estrema sinistra, ma se ne vedono bene le conseguenze. Non bastano più giardinetti, piste ciclabili e pedonalizzazioni fatte per lo più a casaccio per nascondere il marcio che c’è in città, tanto più se queste servono solo a ghettizzare chi ci abita e a snaturarla sempre più.

Riccado De Corato, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, vuole vederci chiaro su silenzio ed immobilismo del sindaco e questa volta sembra deciso ad andare fino in fondo: “A 24 (72 mentre scriviamo ndr) ore da quanto accaduto ieri in Piazza Duomo durante la manifestazione del 25 Aprile, quando diverse decine di aderenti ai Centri Sociali hanno urlato grida di morte contro i nostri due marò, Pisapia continua a tacere. E’ un silenzio imbarazzante, visto che queste grida sono state urlate mentre il Sindaco con tanto di fascia tricolore era in Piazza. Lunedì 28 Aprile ne chiederemo conto nell’aula del Consiglio Comunale e vedremo se anche in quest’occasione continuerà a fare l’indiano”. Ci auguriamo che i suoi propositi siano appoggiati anche dalle altre forze politiche di maggioranza e possibilmente, come dovrebbe accadere in un paese civile, anche dalla parte sana della giunta.

E’ comunque arrivato il momento per l’opposizione di rivolgersi alla legge, ha tutte le carte in regola per farlo, esistono prove concrete dei danni erariali provocati dalle omissioni degli arancioni, basta che qualcuno le porti ai magistrati. Si veda il caso “Macao” in cui un immobile pubblico è sottratto alla collettività, in assenza di accordi con il comune, al di fuori delle norme di igiene e sicurezza, senza che in esso siano rispettate le norme fiscali ed applicate le tasse e i regolamenti comunali cui siamo tutti soggetti, il tutto con il tacito assenso della giunta.

Per molto meno a Roma, a pochi mesi dall’insediamento del sindaco Marino, il pm Tresoldi si sta già occupando del vicesindaco Luigi Nieri (Sel) e dll’assessore alla casa Daniele Ozzimo (Pd), coinvolti nelle occupazioni abusive avvenute nella capitale ad opera dal Coordinamento Lotta per la Casa. Qui a Milano invece, a più di tre anni di distanza da quando è cominciato questo andazzo ancora nulla si muove.

Quanto accaduto a Roma lo potete leggere qui, quello che succederà a Milano non lo sappiamo ma speriamo di potervelo raccontare presto.

Otello Ruggeri per La Critica