MILANO, AI CINESI L’ARANCIONE NON PIACE. Giunta snobbata dalla comunità del paese del dragone

La presenza cinese a Milano  ha avuto inizio intorno al 1920. Le prime attività, localizzate principalmente attorno a via Canonica, in una zona che favoriva la concentrazione di laboratori nei cortili con le abitazioni adiacenti. Con il passare degli anni il loro numero è aumentato al punto che già durante il fascismo le vie dove si erano insediati erano chiamate: “quartier generale dei cinesi”.

Si tratta quindi di una comunità storica, all’apparenza chiusa in se stessa, ma che in realtà ha stretto profondi legami sociali e commerciali con la città. Molti dei cinesi che risiedono oggi a Milano sono di terza o quarta generazione e sono cittadini italiani. Godono il diritto di voto, hanno molto chiare le dinamiche politiche cittadine e decidono chi appoggiare in funzione dei loro interessi economici.

Un consistente bacino elettorale, i cui interessi  sono stati pesantemente danneggiati dalle misure urbanistiche e commerciali prese dagli arancioni in questi tre anni, che ha inviato un chiaro messaggio di insoddisfazione a  Giuliano Pisapia.

Il messaggio, in puro stile sol levante, non è consistito in qualche cosa di detto, bensì nell’indifferenza mostrata nei confronti della giunta, cui nessun membro è stato invitato all’evento tenutosi ieri presso il Grand Hotel Michelangelo,  in cui l’Associazione generale del commercio di Qingtian in Italia ha presentato il suo nuovo presidente: Yang Wenyao.

Il programma prevedeva la presenza di autorevoli esponenti del mondo politico e imprenditoriale cinesi ed italiano Evidentemente, a tale novero non sono stati considerati appartenere né il sindaco, né i suoi assessori. Così, a fare compagnia agli ospiti cinesi:  il console generale della Cina a Milano Liao Juhua,  il presidente di Beijing Modern Plaza Jin Yuhua, il responsabile di Lafayette della Cina Liu Yongjie, il segretario generale della Cina Commerce Association Fan June e l’editore della rivista China Business immobile Hong Qihui, sono stati chiamati solo esponenti di Forza Italia.

L’elenco degli invitati, stilato in perfetto stile gerarchico secondo le usanze degli organizzatori, era composto da: la  vice capogruppo alla Camera di Forza Italia e coordinatrice regionale Mariastella Gelmini, il consigliere politico del partito Giovanni Toti, il sottosegretario in Regione Fabrizio Sala, il coordinatore cittadino e consigliere regionale Giulio Gallera e il presidente del consiglio provinciale Bruno Dapei.

A rendere ancora più amaro il boccone che è toccato ingoiare a Pisapia e compagni, hanno sicuramente contribuito le motivazioni per le quali sono stati invitati i forzisti:”I quali (gli ospiti ndr) andranno a rimarcare l’importanza dell’interscambio culturale e commerciale nonché imprenditoriale tra le due comunità anche in vista dell’imminente Expo 2015 che si terrà a Milano” .

Evidentemente, che di buoni affari e cose concrete con la giunta Pisapia è impossibile farne, oramai lo sanno fino in Cina.

Otello Ruggeri per La Critica