LE RAGIONI DI CHI HA APPLAUDITO. Parla Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp

In questi giorni ha tenuto banco la polemica sugli applausi. che i loro colleghi, hanno tributato ai tre agenti condannati per avere causato la morte di Federico Aldrovandi. Sono stati molti i commenti in proposito letti nelle ultime ore, impossibile riproporli tutti. Ne riportiamo giusto due di segno opposto.

Il primo quello di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, ha sollevato parecchie polemiche: “i POLIZIOTTI del Sap che hanno osato applaudire dei loro colleghi condannati. Chi sbaglia deve pagare, ma IO STO CON I POLIZIOTTI, con i Carabinieri, e con chiunque rischia la vita per difendere i Cittadini”.

Di tutt’altra idea Gabriele Ghezzi, poliziotto e consigliere comunale del PD:” Da uomo di legge, che ha giurato sulla Costituzione, non applaudirò mai chi è stato condannato per aver commesso un reato…. Neanche fosse mio fratello… Men che meno per una non necessaria difesa corporativa… Mai….”

Giudicate voi quello che preferite, per una volta noi non vogliamo sbilanciarci, ma offrire a chi ha applaudito la possibilità di spiegare il proprio gesto, perché è possibile che sia stato interpretato in modo diverso da quello che voleva essere.

A farlo è Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp:

MACCARI“Non siamo mai entrati, contestandolo, nel merito delle pronunce giudiziarie relative al caso Aldrovandi e non cominceremo a farlo adesso, ma non smetteremo mai di evidenziare che chi veste la divisa è l’unico in Italia a subire lapidazioni di un certo genere e che i nostri diritti sono affievoliti al punto che non possiamo neppure contare su un’equa applicazione delle leggi nei nostri confronti.

Ecco perché ci preme ribadire che non possiamo condividere le censure verso chi esprime appoggio umano nei confronti di uomini che hanno pagato anche più di quanto la legge avrebbe previsto ciò che è stato riconosciuto come un errore involontario.

Non possiamo accettare, in un’Italia completamente asservita ai comandi dettati dall’appuntamento elettorale di turno, che si gridi allo scandalo quando tre Poliziotti italiani dalle carriere oneste, contro cui si è avvertito chiaramente un accanimento di ogni genere, ricevono l’applauso dei colleghi che ne hanno seguito le traversie che questo Paese riserva solo a chi porta la divisa, e poi nessuno osa dire neppure una parola di pallida indignazione quando terroristi riconosciuti e condannati tengono lezioni nelle nostre università, pubblicizzano le proprie eroiche storie nelle scuole, trovano spazi loro dedicati come editorialisti sui giornali.

E’ questa la vera vergogna italiana. L’ipocrisia che regna sovrana sempre e comunque. Un Paese dove assassini (veri, quelli sì) e criminali di ogni risma godono di ogni genere di beneficio nell’assordante silenzio generale, mentre politici, istituzioni e media godono e speculano nel dipingere come mostri uomini che non lo sono affatto, essendo persone e cittadini come gli altri, che però hanno scontato e sconteranno per sempre il proprio errore come nessun altro ha fatto o farà mai in Italia”. 

“Fin dall’inizio di questa specie di giostra mediatica creatasi attorno a una drammatica vicenda – ribadisce Maccari -, a differenza dei colleghi del Sap che solo oggi hanno deciso di farsi sentire e con tutt’altre motivazioni – abbiamo sempre e solo contestato il fatto che ai colleghi, condannati per mera colpa e con pene da scontare di entità minime, non sia stato applicato correttamente quanto previsto dalla legge, come infatti è stato detto a chiare note in Cassazione.

Sono stati ingiustamente mandati in carcere, in isolamento perché rischiavano di essere ammazzati dietro le sbarre, mentre in Italia nessuno nella storia moderna del Paese è mai andato dietro le sbarre per una contestazione colposa.

Contro di loro, fin dall’inizio e indipendentemente dal merito della vicenda, si è scatenata una vera e propria flagellazione mediatica, e su di loro è stato scaricato l’odio e la riprovazione che la nostra strana società non riserva più nemmeno ai peggiori criminali abituali.

Oggi si torna a strumentalizzare la loro storia ed anche il dolore e il lutto di una famiglia, per insistere nella spietata ricerca della distruzione totale delle vite di Poliziotti che, a seguito del loro errore, hanno subito conseguenze impensabili per i normali cittadini. Sarebbe il caso di smetterla con questo accanimento, e di tornare alla realtà. Fare tutti un profondo esame di coscienza e, solo dopo aver riflettuto a lungo sugli errori propri prima e degli altri poi, decidere se davvero è lecito chiedere la ‘disintegrazione’, nella vasta gamma di delinquenti che l’Italia offre in ogni luogo, proprio e solo di Poliziotti che hanno sempre svolto il proprio dovere e che proprio in quell’ambito sono incappati nell’errore non voluto”.

Noi completamente torto non riusciamo a darglielo e voi?

Otello Ruggeri per La Critica