MILANO, GIULIANO PISAPIA SUI FATTI DEL 25 APRILE. Troppo cerchiobottismo in un discorso altrimenti condivisibile

Ieri, Giuliano Pisapia, ha risposto a quelli che gli chiedevano di prendere posizione in merito alla serie di incresciosi episodi verificatisi il 25 aprile. Lo ha fatto all’inizio del consiglio comunale, con un discorso che sarebbe stato ampiamente condivisibile, se non avesse equiparato fra loro azioni dalla valenza completamente diversa.

Andiamo per ordine (il nostro) cercando per una volta di non essere troppo critici. A riguardo della questione Marò, che più ci premeva, Pisapia ha detto: “Personalmente non ho sentito le vergognose parole, di offesa e incitazione alla morte nei confronti dei nostri Marò. Se le avessi sentite sarei intervenuto. Chiaramente non e’ accettabile quel tipo di linguaggio nei confronti di nessuno e quindi nei confronti dei nostri connazionali detenuti all’estero”. Abbastanza soddisfacente. Sicuramente convinto in linea di principio, non ha certo mostrato un grande affetto per i nostri militari. Non ne prova, quindi non si poteva pretendere di più.

Si è poi espresso in merito alle aggressioni subite dai reduci della brigata ebraica e i loro accompagnatori. In questo caso ci è sembrato più convinto: “Sono deprecabili, inaccettabili, e quindi da condannare senza se e senza ma le parole di offesa al popolo ebraico presente con il vessillo della brigata ebraica al corteo del 25 aprile” e ancora: “Personalmente mi sono scusato con alcuni rappresentanti della brigata ebraica presenti il 25 aprile per dimostrare anche la loro partecipazione nella lotta di liberazione”.

Peccato non sia riuscito a trattenere una precisazione del tutto fuori luogo e argomento: “Frasi altrettanto inaccettabili e deprecabili come le parole di un ex presidente del consiglio nei confronti di un popolo che al di là delle posizioni politiche fa parte dell’Europa e in cui vige la democrazia”. Ci chiediamo di cosa parlerà questa gente quando Berlusconi si sarà definitivamente ritirato dalla scena politica. Comunque, insistere su questo argomento sarebbe fuori luogo anche per noi e siamo convinti che la campagna elettorale in corso avrà sicuramente giocato la sua parte nell’ispirarlo.

E’ nell’appello rivolto a tutti alla “ragionevolezza” e a “evitare nuovi momenti di tensione” che ci è sembrato qualcosa stridesse. Impossibile non essere d’accordo con l’esortazione a smetterla di “seminare odio e violenza” e ad evitare che le prossime manifestazioni: “portino nuove violenze e uno sfregio ulteriore al nostro territorio e nuovi momenti di tensione che danneggiano tutti e la democrazia”. Concordiamo persino sul fatto che: “Non e’ un problema di schieramenti politici. Da una parte e dall’altra ci sono degli imbecilli”, è nell’elenco delle imprese degli imbecilli che non ci siamo ritrovati.

Ai già citati beceri cantanti e aggressori di ebrei, ha voluto aggiungere un gruppo di ragazzi di destra che aveva appeso uno striscione con scritto: “Meglio perdere che tradire”. Senza voler nascondere l’intento provocatorio, che nemmeno loro negherebbero, non avevano certo intenzione di scatenare una guerra civile. Confondere chi desidera la morte del proprio prossimo e vuole impedire agli altri di manifestare liberamente, con chi issa una scritta che vuole esaltare solo il proprio esistere, ci sembra una forzatura pari solo all’avere voluto inserire Berlusconi nel discorso.

L’intento ci pare scontato, dare un contentino alla sua parte politica che ha dovuto controvoglia criticare.

Al termine del suo intervento hanno preso la parola alcuni membri dell’opposizione, Marco Osnato (FdI), lo ha invitato a “passare dalle parole ai fatti”, mostrando concretamente di essere contro le degenerazioni ideologiche, andando alla commemorazione di Sergio Ramelli, “come proposto anche dal giudice Guido Salvini”. Invito rinnovato dall’ex vice-sindaco Riccardo De Corato, che quale ulteriore prova di buona volontà gli ha chiesto di fare riposizionare all’ingresso di palazzo Marino i “totem” in solidarietà con i nostri Marò. Richiesta fatta anche da Luca Lepore (Lega Nord) riferendosi però “allo striscione di solidarietà che il Comune aveva esposto e poi e’ sparito nel nulla”. Più critico Alan Rizzi (Forza Italia) che lo ha accusato di nascondersi dietro a dei “non sapevo” e “non ho sentito” per non assumersi le sue responsabilità.

Permane il mistero sulla frase “E chi lo dice che non vengo?” che il sindaco avrebbe rivolto a Marco Osnato, riferendosi alla commemorazione di oggi pomeriggio di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Piero Borsani, due militanti di destra uccisi da estremisti di sinistra e un cieco di guerra caduto sotto i colpi dei partigiani. Se la soluzione dell’enigma fosse che lo vedremo posare un fiore sotto la lapide di Ramelli, qualche cosa nel nostro giudizio su di lui potrebbe cambiare.

Otello Ruggeri per La Critica