MILANO, IN PREDA A UNA SINISTRA ANACRONISTICA. A metterla nell’angolo: la storia e il giudizio del Giudice Salvini

L’accanimento con cui nelle scorse settimane  la sinistra milanese si è scagliata contro la manifestazione in memoria di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e carlo Borsani, che si terrà domani, ha sortito l’effetto contrario di quanto si proponeva fare. Non solo la manifestazione non è stata annullata o impedita come i sostenitori della democrazia a senso unico speravano acadesse, ma grazie alla solidarietà di tutto il centrodestra e alla movimentazione di tutti i militanti, quella che sta per tenersi, si annuncia come la commemorazione più numerosa da quando è stata istituita.

Negli ultimi giorni per rendere partecipe la cittadinanza di quanto sta per avvenire, in tutta Milano sono stati affissi manifesti che annunciano l’evento. Forza Nuova dal canto suo ha emesso un comunicato in cui annuncia, che nonostante,  “le tensioni che si sono registrate”  il gruppo organizzatore, “mai ha pensato di snaturare, diminuire o svilire il Corteo del 29 Aprile. Tutti hanno lavorato per difendere il diritto alla memoria dei nostri Camerati, la dignità del Corteo e l’unicità dello stesso in tutto il panorama Italiano”. Invitando inoltre “tutti i Camerati di stare tranquilli e sopire ogni polemica” poiché, “delegati degli organizzatori sono impegnati in ulteriori trattative con la Questura, il cui scopo non è negoziare altro che la tranquillità del corteo … non certo la sua dignità nello svolgersi”.

Nel frattempo, a mettere ulteriormente nell’angolo chi soffia sulle braci ardenti, in particolare Giuliano Pisapia e quella parte della giunta che si schiera  dalla loro parte, è venuta la lettera con cui il Giudice Salvini ha pesantemente criticato l’atteggiamento della sinistra milanese. Lettera che riproduciamo in parte con il link a dove potrete leggerne la versione integrale.

Sergio Ramelli : LA commemorazione e la censula del sindaco. Di Guido Salvini

Dal 1976 ad oggi, ogni 29 aprile, inizialmente in forma semiclandestina e poi in modo decisamente pubblico e anche con sempre maggior partecipazione, i compagni di fede hanno commemorato, nel quartiere di Città Studi in cui è caduto, Sergio Ramelli, morto a poco più di 18 anni, dopo una lunga agonia, con il cranio sfondato dalle chiavi inglesi di una squadra di Avanguardia Operaia. L’assassinio avvenne non durante l’eccitazione di uno scontro di piazza ma con un’aggressione a sangue freddo, nei confronti di un ragazzo sconosciuto mentre, al ritorno da scuola, stava legando ad un palo il motorino prima di salire a casa. Credo di avere diritto e forse il dovere di scrivere di questa triste storia perché, da Giudice Istruttore insieme al collega Maurizio Grigo, condussi l’indagine che portò 10 anni dopo alla scoperta e alla confessione degli aggressori, studenti in Medicina nel 1975 e ormai medici avviati al momento dell’arresto. Un’indagine non facile perché erano stati protetti per tanti anni dagli ambienti radical-chic milanesi. Furono condannati dalla Corte d’Assise, a pene comunque non eccessive, per il reato di omicidio volontario e alcuni di essi condannati anche per aggressioni avvenute con gli stessi metodi anche…. continua

Otello Ruggeri per La Critica