MILANO, LA DOVE E’ STATO L’ODIO CI SARA’ LA SANTITA’. La canonizzazione dei due Papi Santi in diretta in piazza Duomo

Si è respirato abbastanza odio ieri a Milano da far sentire il bisogno un po’ di santità. Di come i soliti noti abbiano trasformato una festa nell’ennesima occasione per esprimere il loro odio stupido ed immotivato, ve ne parleranno altri. Non dovrebbe farlo nessuno, per dare a certi personaggi da operetta triste l’oblio che meritano, ma il dovere di cronaca ci impone di farlo e lo faremo. Non oggi però, non io almeno.

Domenica anche Milano festeggerà la canonizzazione, in Vaticano, dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Su richiesta della Santa Sede, infatti, la Veneranda Fabbrica del Duomo ha messo a disposizione il maxischermo collocato sul ponteggio per il restauro della guglia 7 sulla fiancata nord della Cattedrale.

Tutti i fedeli (e non)  milanesi che vorranno farlo, potranno assistere da piazza Duomo alla cerimonia della Santa Messa di canonizzazione dei due pontefici, presieduta da Papa Francesco, che sarà trasmessa a partire dalle 10 del mattino.

 “Un momento importante, per condividere insieme alle migliaia di fedeli e visitatori attesi nei prossimi giorni a Milano, un grande dono alla Chiesa e al mondo. Le parole del Papa risuoneranno così anche in piazza del Duomo, in unione ideale con Roma, centro della cristianità”, come ha tenuto a sottolineare la Veneranda Fabbrica del Duomo.

Due uomini che hanno segnato il loro tempo e la mia vita in modi diversi. Il primo mi è stato indicato come esempio di bontà, sacrificio e santità nei racconti dei grandi quando ero un bambino. Di lui ho fissato nella mente il volto sorridente, ritratto in un quadretto appeso in casa mia. Sotto l’immagine era scritta una sua frase: “Tornando a casa, troverete i bambini, date loro una carezza e dite: questa è la carezza del Papa”. Un piccolo ma fondamentale tassello di un infanzia trascorsa in una casa dove mi sentivo amato.

Il secondo è stato il “mio Papa” e quello di molti miei coetanei. Uno dei più longevi della storia, mi ha accompagnato dall’adolescenza alla maturità, facendo sentire forte la sua presenza anche a chi come me non era un cattolico praticante. Presente alla storia sia sul piano religioso che su quelli pratico e politico, ha probabilmente cambiato (in meglio) la sorte del nostro continente e forse del mondo intero. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita sopportando stoicamente dolore e malattia, dando a tutti un esempio di forza cui ispirarsi. Nonostante questo non ha mai pensato di abbandonare la sua missione in terra, e quando alla fine “è tornato alla casa del Padre”, l’incolmabile vuoto che ha lasciato è stato almeno in parte riempito dai molti che grazie a lui si sono avvicinati o sono tornati alla chiesa.

Per due giorni si parlerà di loro, ed è sicuramente meglio per tutti noi.

Otello Ruggeri per La Critica