25 APRILE, VINCITORI E VINTI. Dopo settant’anni c’è ancora chi non sa smettere di odiare

L’immagine qui sopra, è probabilmente simile a quella stampata sui quattro manifesti ritrovati Ieri mattina sul muro di cinta di una stazione delle Ferrovie Nord a Milano. Per dovere di cronaca specifichiamo che quelli che vi sono rappresentati, sono i corpi di Mussolini e altri gerarchi fascisti esposti a Piazzale Loreto nell’aprile 1945.

La presenza degli stampati è stata segnalata da un ferroviere che si stava recando al lavoro. La polizia li ha rimossi e sono in corso indagini per capire se l’intenzione di chi li ha messi fosse di celebrare la memoria dei morti, o di denigrarne il ricordo.

Propendiamo  per la seconda ipotesi, conoscendo abitudini e modi di quelli che amano vantarsi di quella scena da macelleria messicana avvenuta in piazzale Loreto. Sappiamo che del 25 aprile non vogliono festeggiare l’avvenuta liberazione dall’invasore tedesco, ma gioire nuovamente per la morte di migliaia di loro connazionali (colpevoli e innocenti) che ebbero la sfortuna di schierarsi dalla parte dei perdenti. Uno dei tanti modi che hanno di rinnovare l’odio che è oramai l’unica loro ragione di esistere.

Vogliamo aiutarli. Qui di seguito l’elenco e alcune foto di altri criminali che ebbero il coraggio di eliminare, riposino in pace:

Don Giuseppe Guicciardi, parroco di Mocogno, ucciso il 10 giugno 1945;

Don Luigi Lenzini, parroco di Crocette di Pavullo, ucciso la notte del 21 luglio 1945;

Don Giuseppe Preci, parroco di Montalto di Zocca, ucciso il 24 maggio 1945;

Don Francesco Venturelli, parroco di Fossoli, ucciso il 15 gennaio 1946;

Don Ernesto Talè, parroco di Castelluccio Formiche, ucciso insieme alla sorella l’11 dicembre 1944;

Don Giuseppe Tarozzi, parroco di Riolo (frazione di Castelfranco E.), prelevato la notte del 26 maggio 1945 e fatto sparire; non si trovò più il corpo perché bruciato in un forno da pane in una casa colonica;

Don Pessina

Don Umberto Pessina, parroco di San Martino di Correggio, ucciso l’8 giugno 1946;

Don Giuseppe Amatelo, parroco di Coassolo (Torino), ucciso a colpi di ascia dai partigiani comunisti il 15 marzo 1944 perché aveva deplorato gli eccessi dei guerriglieri rossi;

Don Gennaro Amato, parroco di Locri (Reggio Calabria), ucciso nell’ottobre 1943 dai capi della repubblica comunista di Caulonia;

Don Ernesto Bandelli, parroco di Bria, ucciso dai partigiani slavi a Bria, il 30 aprile 1945;

Don Vittorio Barel, economo del seminario di Vittorio Veneto, ucciso il 26 ottobre 1944 dai partigiani comunisti;

Don Barthus

Don Stanislao Barthus, della Congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17 agosto 1944 dai partigiani perché in una predica aveva deplorato le «violenze indiscriminate dei partigiani»;

Don Bonifacio

Don Duilio Bastreghi, parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3 luglio 1944 dai partigiani comunisti che lo avevano chiamato con un pretesto;

Don Carlo Beghè, parroco di Novegigola (Apuania), sottoposto il 2 marzo 1945 a finta fucilazione che gli produsse una ferita mortale;

Don Francesco Bonifacio, curato di Villa Gardossi (Trieste), catturato dai miliziani comunisti iugoslavi l’11 settembre 1946 e gettato in una foiba;

Don Luigi Bordet, parroco di Hône (Aosta), ucciso il 5 marzo 1946 perché aveva messo in guardia i suoi parrocchiani dalle insidie comuniste;

Don Bolognesi

Don Sperindio Bolognesi, parroco di Nismozza (Reggio Emilia), ucciso dai partigiani comunisti il 25 ottobre 1944;

Don Bortolini

Don Corrado Bortolini, parroco di Santa Maria in Duno (Bologna), prelevato dai partigiani il 1° marzo 1945 e fatto sparire;

Don Raffaele Bortolini, canonico della Pieve di Cento, ucciso dai partigiani la sera del 20 giugno 1945;

Don Luigi Bovo, parroco di Bertipaglia (Padova), ucciso il 25 settembre 1944 da un partigiano comunista poi giustiziato;

Don Miroslavo Bulleschi, parroco di Monpaderno (Diocesi di Parenzo e Pola), ucciso il 23 agosto 1947 dai comunisti iugoslavi;

Don Tullio Calcagno, direttore di Crociata Italica, fucilato dai partigiani comunisti a Milano il 29 aprile 1945;

Don Sebastiano Caviglia, cappellano della Guardia Nazionale Repubblichina, ucciso il 27 aprile 1945 ad Asti;

Padre Crisostomo Ceragiolo o.f.m., cappellano militare decorato al valor militare, prelevato il 19 maggio 1944 da partigiani comunisti nel convento di Montefollonico e trovato cadavere in una buca con le mani legate dietro la schiena;

Don Corsi

Don Aldemiro Corsi, parroco di Grassano (Reggio Emilia), assassinato nella sua canonica, con la domestica Zeffirina Corbelli, da partigiani comunisti, la notte del 21 settembre 1944;

Don Ferruccio Crecchi, parroco di Levigliani (Lucca), fucilato all’arrivo delle truppe di colore nella zona su false accuse dei comunisti del luogo;

Don Antonio Curcio, cappellano dell’11° Battaglione Bersaglieri, ucciso il 7 agosto 1941 a Dugaresa da comunisti croati;

Padre Sigismondo Damiani o.f.m., ex cappellano militare, ucciso dai comunisti slavi a San Genesio di Macerata l’11 marzo 1944;

Don Daporto

Don Teobaldo Daporto, arciprete di Castel Ferrarese, Diocesi di Imola, ucciso da un comunista nel settembre 1945;

Don Edmondo De Amicis, cappellano pluridecorato della Prima Guerra Mondiale, venne colpito a morte dai «gappisti», a Torino, sulla soglia della sua abitazione nel tardo pomeriggio del 24 aprile 1945, e spirò dopo quarantott’ore di atroce agonia;

Don Aurelio Diaz, cappellano della Sezione Sanità della Divisione «Ferrara», fucilato nelle carceri di Belgrado nel gennaio del 1945 da partigiani titini;

Don De Amicis

Don Adolfo Dolfi,canonico della Cattedrale di Volterra, sottoposto il 28 maggio 1945 a torture che lo portarono alla morte l’8 ottobre successivo;

Don Enrico Donati, arciprete di Lorenzatico (Bologna), massacrato il 23 maggio 1945 sulla strada di Zenerigolo;

Don Giuseppe Donini, parroco di Castagneto (Modena), trovato ucciso sulla soglia della sua casa la mattina del 20 aprile 1945. La colpa dell’uccisione fu attribuita in un primo momento ai tedeschi, ma alcune circostanze, emerse in seguito, stabilirono che gli autori del sacrilego delitto furono i partigiani comunisti;

Padre Damiani

Don Giuseppe Dorfmann, fucilato nel bosco di Posina (Vicenza) il 27 aprile 1945;

Don Vincenzo D’Ovidio, parroco di Poggio Umbricchio (Teramo), ucciso nel maggio 1944 sotto accusa di filo-fascismo;

Don Giovanni Errani, cappellano militare della Guardia Nazionale Repubblichina, decorato al valor militare, condannato a morte dal Comitato di Liberazione Nazionale di Forlì, salvato dagli americani e deceduto in seguito a causa delle sofferenze subite;

Don Colombo Fasce, parroco di Cesino (Genova), ucciso nel maggio del 1945 dai partigiani comunisti;

Padre Fausti

Padre Giovanni Fausti s.j., superiore generale dei gesuiti in Albania, fucilato il 5 marzo 1946 perché italiano. Con lui furono trucidati altri sacerdoti dei quali non si è mai potuto conoscere il nome;

Padre Fernando Ferrarotti o.f.m., cappellano militare reduce dalla Russia, ucciso nel giugno 1944 a Champorcher (Aosta) dai partigiani comunisti;

Don Gregorio Ferretti, parroco di Castelvecchio (Teramo), ucciso dai partigiani slavi e italiani nel maggio 1944;

Don Giovanni Ferruzzi, arciprete di Campanile (Imola), ucciso dai partigiani comunisti il 3 aprile 1945;

Don Achille Filippi, parroco di Maiola (Bologna), ucciso la sera del 25 luglio 1945 perché accusato di filo-fascismo;

Don Sante Fontana, parroco di Comano (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 16 gennaio 1945;

Don Gabana

Don Giuseppe Gabana, della Diocesi di Brescia, cappellano della 6ª Legione della Guardia di Finanza, ucciso il 3 marzo 1944 da un partigiano comunista;

Don Giuseppe Galassi, arciprete di San Lorenzo in Selva (Imola), ucciso il 1° maggio 1945 perché sospettato di filo-fascismo;

Don Galletti

Don Tiso Galletti, parroco di Spazzate Sassatelli (Imola), ucciso il 9 maggio 1945 perché aveva criticato il comunismo;

Don Domenico Gianni, cappellano militare in Iugoslavia, prelevato la sera del 21 aprile 1945 e ucciso dopo tre giorni;

Don Giovanni Guicciardi, parroco di Mocogno (Modena), ucciso il 10 giugno 1945 nella sua canonica dopo sevizie atroci da chi, col pretesto della lotta di liberazione, aveva compiuto nella zona una lunga serie di rapine e delitti, con totale disprezzo di ogni legge umana e divina;

Don Virginio Icardi, parroco di Squaneto (Aqui), ucciso il 4 luglio 1944, a Preto, da partigiani comunisti;

Don Icardi

Don Luigi Ilarducci, parroco di Garfagnolo (Reggio Emilia), ucciso il 19 agosto 1944 da partigiani comunisti;

Don Giuseppe Jemmi, cappellano di Felina (Reggio Emilia), ucciso il 19 aprile 1945 perché aveva deplorato gli «eccessi inumani di quanti disonorano il movimento partigiani»;

Don Iemmi

Don Serafino Lavezzari,seminarista di Robbio (Piacenza), ucciso il 25 febbraio 1945 dai partigiani, insieme alla mamma e a due fratelli;

Don Luigi Lenzini, parroco di Crocette di Pavullo (Modena), trucidato il 20 luglio 1945. Nobile, autentica figura di martire della fede. Prelevato nottetempo da un’orda di criminali, strappato dalla sua chiesa, torturato, seviziato, fu ucciso dopo lunghissime ore di indescrivibile agonia, quale raramente si trova nella storia di tutte le persecuzioni. Si cercò di soffocare con lui, dopo che le minacce erano risultate vane, la voce più chiara, più forte e coraggiosa che, in un’ora di generale sbandamento morale, metteva in guardia contro i nemici della fede e della patria. Il processo, celebrato in una atmosfera di terrore e di omertà, non seppe assicurare alla giustizia umana i colpevoli, mandanti ed esecutori, i quali, con tale orribile delitto, non unico, purtroppo, hanno gettato fango, umiliazione e discredito sul nome della Resistenza italiana. Ma dalla gloria all’Eternità, come nella fosca notte del martirio, don Luigi Lenzini fà riudire le ultime parole della sua vita, monito severo e solenne, che invitano a temere e a stimare soltanto il giusto Giudizio di Dio;

Don Lenzini

Don Giuseppe Lorenzelli, Priore di Corvarola di Bagnone (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 27 febbraio 1945, dopo essere stato obbligato a scavarsi la fossa;

Don Luigi Manfredi, parroco di Budrio (Reggio Emilia), ucciso il 14 dicembre 1944 perché aveva deplorato gli «eccessi partigiani»;

Don Manfredi

Don Dante Mattioli, parroco di Corazzo (Reggio Emilia), prelevato dai partigiani rossi la notte dell’11 aprile 1945;

Don Fernando Merli, mensionario della Cattedrale di Foligno (Perugia), ucciso il 21 febbraio 1944, presso Assisi, da iugoslavi istigati dai comunisti italiani;

Don Angelo Merlini, parroco di Fiamenga (Foligno), ucciso il medesimo giorno dagli stessi, presso Foligno;

Don Armando Messuri, cappellano delle Suore della Sacra Famiglia in Marino, ferito a morte dai partigiani comunisti e deceduto il 18 giugno 1944;

Don Giacomo Moro, cappellano militare in Iugoslavia, fucilato dai comunisti titini a Micca di Montenegro;

Don Mattioli

Don Adolfo Nannini, parroco di Cercina (Firenze), ucciso il 30 maggio 1944 da partigiani comunisti;

Padre Simone Nardin o.s.b., dei benedettini olivetani, Tenente cappellano dell’ospedale militare «Belvedere» in Abbazia di Fiume, prelevato dai partigiani iugoslavi nell’aprile 1945 e fatto morire tra sevizie orrende;

Don Luigi Obid, economo di Podsabotino e San Mauro (Gorizia), prelevato da partigiani e ucciso a San Mauro il 15 gennaio 1945;

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Don Antonio Padoan, parroco di Castel Vittorio (Imperia), ucciso da partigiani l’8 maggio 1944 con un colpo di pistola in bocca e uno al

cuore;

Don Attilio Pavese, parroco di Alpe Gorreto (Tortona), ucciso il 6 dicembre 1944 da partigiani dei quali era cappellano, perché confortò alcuni prigionieri tedeschi condannati a morte;

Don Francesco Pellizzari, parroco di Tagliolo (Aqui), chiamato nella notte del 10 maggio 1945 e fatto sparire per sempre;

Don Pombeo Perai, parroco dei SS. Pietro e Paolo di città della Pieve, ucciso per rappresaglia partigiana il 16 giugno 1944;

Don Enrico Percivalle, parroco di Varriana (Tortona), prelevato da partigiani e ucciso a colpi di pugnale il 14 febbraio 1944;

Don Vittorio Perkan, parroco di Elsane (Fiume), ucciso il 9 maggio 1945 da partigiani mentre celebrava un funerale;

Don Aladino Petri, parroco di Pievano di Caprona (Pisa), ucciso il 2 giugno 1944 perché ritenuto filo-fascista;

Don Nazzareno Pettinelli, parroco di Santa Lucia di Ostra di Senigallia, fucilato per rappresaglia partigiana il 1º luglio 1944;

Don Umberto Pessina, parroco di San Martino di Correggio, ucciso il 18 giugno 1946 da partigiani comunisti;

Seminarista Giuseppe Pierami, studente di Teologia della Diocesi di Apuania, ucciso il 2 novembre 1944, sulla Linea Gotica, da partigiani comunisti;

Don Ladislao Pisacane, vicario di Circhina (Gorizia), ucciso da partigiani slavi il 5 febbraio 1945 con altre dodici persone;

Don Antonio Pisk, curato di Canale d’Isonzo (Gorizia), prelevato da partigiani slavi il 28 ottobre 1944 e fatto sparire per sempre;

Don Nicola Polidori, della Diocesi di Nocera e Gualdo, fucilato il 9 giugno 1944 a Sefro da partigiani comunisti;

Don Giuseppe Preci, parroco di Montalto (Modena). Chiamato di notte col solito tranello, fu ucciso sul sagrato della chiesa il 24 maggio 1945;

Don Giuseppe Rasori, parroco di San Martino in Casola (Bologna), ucciso la notte del 2 luglio 1945 nella sua canonica, con l’accusa di filo-fascismo;

Don Reggiani

Don Alfonso Reggiani, parroco di Amola di Piano (Bologna), ucciso da marxisti la sera del 5 dicembre 1945;

Don Giuseppe Rocco, parroco di Santa Maria, Diocesi di San Sepolcro, ucciso da slavi il 4 maggio 1945;

Padre Angelico Romiti o.f.m., cappellano degli allievi ufficiali della Scuola di Fontanellato, decorato al valor militare, ucciso la sera del 7 maggio 1945 da partigiani comunisti;

Don Leandro Sangiorgi, salesiano, cappellano militare decorato al valor militare, fucilato a Sordevolo Biellese il 30 aprile 1945;

Don Alessandro Sanguanini, della Congregazione della Missione, fucilato a Ranziano (Gorizia) il 12 ottobre 1944 da partigiani slavi per i suoi sentimenti di italianità;

Don Lodovico Sluga, vicario di Circhina (Gorizia), ucciso insieme al confratello;

Don Luigi Solaro, di Torino, ucciso il 4 aprile 1945 perché parente del federale di Torino Giuseppe Solaro, anch’egli trucidato;

Don Emilio Spinelli, parroco di Campogialli (Arezzo), fucilato il 6 maggio 1944 dai partigiani sotto accusa di filo-fascismo;

Padre Eugenio Squizzato o.f.m., cappellano partigiano ucciso dai suoi il 16 aprile 1944 fra Corio e Lanzo Torinese perché impressionato dalle crudeltà che essi commettevano, voleva abbandonare la formazione;

Don Ernesto Talè, parroco di Castelluccio Formiche (Modena), ucciso insieme alla sorella l’11 dicembre 1944;

Don Tarozzi

Don Giuseppe Tarozzi, parroco di Riolo (Bologna), prelevato la notte sul 26 maggio 1945 e fatto sparire. Il suo corpo fu bruciato in un forno da pane, in una casa colonica;

Don Angelo Taticchi, parroco di Villa di Rovigno (Pola), ucciso dai partigiani iugoslavi nell’ottobre 1943 perché aiutava gli italiani;

Don Carlo Terenziani, prevosto di Ventoso (Reggio Emilia), fucilato la sera del 29 aprile 1945 perché ex cappellano della milizia;

Don Terilli

Don Alberto Terilli, arciprete di Esperia (Frosinone), morto in seguito a sevizie inflittegli dai marocchini, eccitati da partigiani, nel maggio 1944;

Don Andrea Testa, parroco di Diano Borrello (Savona), ucciso il 16 luglio 1944 da una banda partigiana perché osteggiava il comunismo;

Mons. Eugenio Corradino Torricella, della Diocesi di Bergamo, ucciso il 7 gennaio 1944 ad Agen (Francia) da partigiani comunisti per i suoi sentimenti d’italianità;

Don Rodolfo Trcek, diacono della Diocesi di Gorizia, ucciso il 1° settembre 1944 a Montenero d’Idria da partigiani comunisti;

Don Venturelli

Don Francesco Venturelli, parroco di Fossoli (Modena), ucciso il 15 gennaio 1946 perché inviso ai partigiani;

Don Gildo Vian, parroco di Bastia (Perugia), ucciso dai partigiani comunisti il 14 luglio 1944;

Don Giuseppe Violi, parroco di Santa Lucia di Madesano (Parma), ucciso il 31 novembre 1945 da partigiani comunisti;

Don Antonio Zoli, parroco di Morra del Villar (Cuneo), ucciso dai partigiani comunisti perché, durante la predica del Corpus Domini del 1944, aveva deplorato l’odio tra fratelli come una maledizione di Dio.

Otello Ruggeri per La Critica