PASQUA: GLI AGNELLI SIAMO NOI. Fra esperimenti culturali, moschee e negazione delle nostre origini l’occidente muore anche qui

Ci sono parole che non vorrei mai usare, “relativismo” è una di queste. Sarà che sono una persona semplice che non ama confrontarsi con le teorie filosofiche, o che sono in grado di comprendere solo realtà assolute dove bene e male, giusto e sbagliato sono ben definiti e non si confondono uno con l’altro, ma proprio non riesco a tollerare questa continua deriva in cui cattolicesimo, tradizioni, usi e costumi occidentali si confondono con culture che sono il loro esatto opposto.

Un disagio, il mio, che viene amplificato dalla consapevolezza di assistere a una situazione in cui non esiste reciprocità d’intenti, perché se da un lato noi ci sforziamo di accogliere e integrare, dall’altro chi è ospite, prima della nostra Patria e poi della nostra città, non fa nulla per fondersi, ma palesa in modo nemmeno troppo  velato l’intenzione di imporci le proprie regole. La resa delle istituzioni e in parte anche della Chiesa a questo processo di colonizzazione che sta subendo il nostro paese, può essere spiegata solo scrivendo la parola che poco amo: siamo in preda di un relativismo culturale che ci ha resi così deboli da non riuscire più a difendere usi costumi e tradizioni in cui noi stessi non crediamo più,  rendendo possibile che, nel giro di poche generazioni, esse saranno completamente cancellate insieme alla civiltà occidentale.

A Milano questa tendenza si manifesta in un’amministrazione dai fallimentari “esperimenti culturali”, che non integrano ma ghettizzano i nuovi arrivati, permettendo loro di colonizzare intere zone della città. Una giunta che promette l’edificazione di grandi moschee, mentre ne auspica decine di minori sparse per la città, senza che esistano accordi fra Stato e comunità islamica, né la capacità da parte delle istituzioni cittadine di monitorare quanto vi sarà predicato, oltre all’assurdità di permettere che la costruzione della “maggiore” sia gestita e finanziata da uno stato estero di tradizione musulmana, che non sarà socio di una joint venture economica, bensì promotore di un iniziativa culturale che andrà a sovrapporsi alle nostre tradizioni.

Purtroppo, la giunta arancione non è né spettatore impotente, né complice colpevole, bensì fautrice essa stessa del disegno che vuole cancellare le radici cattoliche e la cultura occidentale dal nostro paese, rendendo noi milanesi vittime designate del meglio riuscito tentativo di questo genere che si sta realizzando in Italia. Ciò che sfugge a Pisapia e compagni è che in passato islam e cristianesimo incontrandosi si sono comportati come olio e acqua, andando ad occupare tutti gli spazi disponibili senza amalgamarsi, finendo sempre con il separarsi in modo spesso tragico e sanguinoso.

Le festività in corso mi fanno pensare all’agnello del Santo Sepolcro, che avanza con il capo rivolto all’indietro perché non ha bisogno di guardare una strada che conosce a menadito. Consiglio di farlo anche a quelli che ci governano, non perché sanno dove stanno andando, è evidente che non è così,  bensì per ripassare quella che ci ha portati fino a qui: chi siamo, quanto ci è costato diventarlo, per non ripetere gli stessi errori del passato.

Io non sono l’agnello pasquale, non mi sento votato al sacrificio, non siatelo nemmeno voi,  ribellatevi e difendete con convinzione ciò che vi rende unici e speciali agli occhi del mondo: le vostre tradizioni.

Buona Santa Pasqua a tutti voi.

Otello Ruggeri per La Critica