POLITICI MILANESI, LE RISPOSTE CHE NON DANNO. Pisapia, Majorino, Mardegan: alcune domande rimangono in sospeso

In questi giorni ci siamo confrontati con alcuni politici milanesi, fra polemiche, scambi d’accuse e chiacchierate amichevoli, è risultato lampante quanto già sapevamo: spesso, piuttosto che alle domande che gli facciamo rispondono a quelle che vorrebbero facessimo loro.

Cominciamo dal nostro amato sindaco, Giuliano Pisapia. Non abbiamo la supponenza di credere che con il post pubblicato lunedì sulla pagina “Giuliano Pisapia Sindaco x Milano” sia stato redatto per darci una risposta, ma se così fosse la domanda era un’altra: si sentono (i componenti della giunta ndr)  ancora parte delle istituzioni o sono passati da quella di chi le combatte?

Il 29 aprile ricorre il 39esimo anniversario della tragica morte di Sergio Ramelli la cui commemorazione è giusta e doverosa. Ma è altrettanto giusto e doveroso opporsi alla bieca strumentalizzazione di questo tragico evento attraverso la parata nazi-fascista che da anni deturpa la nostra città.”, ha scritto il sindaco sulla sua pagina. Premesso che di norma a deturpare la città sono le manifestazioni dei suoi simpatizzanti, non ha speso una parola per intimare di rientrare nella legalità a quella parte della sinistra che intende disattende le indicazioni di Questore e Prefetto. Stanti così le cose a noi sembra che si schieri con chi le istituzioni le sfida piuttosto che con le istituzioni stesse, ma restiamo sempre in speranzosa attesa di un suo intervento chiarificatore.

Lunedì, si è poi innescata una polemica sull’articolo che parlava delle “presunte” dichiarazioni dell’assessore Majorino in merito all’istituzione di un codice etico per i maestri milanesi, contenente indicazioni su quanto i bambini non dovrebbero disegnare per non offendere i figli delle coppie omosessuali. E’ nostro parere che se si vietasse loro di disegnare madri e padri per non urtare la sensibilità di quelli che non li hanno entrambi, per estensione si dovrebbe anche, ad esempio, vietare di rappresentare personaggi che corrono in presenza di bimbi paralitici… fino arrivare all’estremo di vietare del tutto il disegno se in classe vi fosse un cieco. A noi il buon senso suggerisce che ai bambini va lasciata esprimere la creatività come meglio credono e che i grandi in queste cose dovrebbero evitare nel modo più assoluto di mettere becco, quello che ne pensano altri al momento non ci è ancora stato chiarito.

Pierfrancesco Majorino – anche lui sulla pagina Facebook  personale – ha parlato di una smentita, che non abbiamo ricevuto e di cui non abbiamo trovato tracce. Ci ha anche dato dei matti per averlo sostenuto, cosa che non ci ha offesi, l’abbiamo anzi trovata divertente rispetto alle reazioni di altri che la stampa cercano di zittirla, ma manca ancora la chiave di volta di tutta la questione, la risposta alla semplice domanda: è o non è dell’idea che in presenza di bambini “figli” di coppie omosessuali, vada vietato ai loro compagni disegnare famiglie tradizionali? Se vorrà darcela siamo qui, ben felici di riceverla ed eventualmente pubblicarla.

Veniamo infine a Nicolò Mardegan che ieri ci ha rilasciato una lunga intervista in buona parte incentrata su temi etici e sulla famiglia. A lui dico quello che ripeto da tempo a tutti quelli che appartengono al suo stesso partito: dubito che qualche cosa di buono possa nascere da un tradimento (del mandato elettorale) e pur concedendo il beneficio del dubbio, sulla buona fede dei singoli, contesterò sempre l’attribuirsi una rappresentanza in virtù dell’uso di voti destinati ad un’altra formazione politica.

Fatta questa doverosa premessa non posso che dirmi in sintonia con i suoi giudizi sui componenti e sull’operato della giunta Pisapia, oltre a sposare buona parte di quanto ha detto in merito  a famiglia, principi, etica e dottrina cattolica. Solo una domanda rimane inevasa, forse per il non avergliela posta in modo abbastanza diretto, è questa: dopo tanto parlare di etica, non è del tutto fuori luogo pretendere un assessorato per affermare un proprio presunto diritto di rappresentanza guadagnato con voti destinati ad un altro partito, per poi affidarlo, non a chi è già in consiglio, ma a un membro del partito esterno al Consiglio Regionale, e addirittura respinto dagli elettori alle elezioni regionali (mentre militava in un terzo partito, Fdi), aumentando di conseguenza il costo della giunta e l’esborso dei contribuenti?

 Anche nel suo caso, come nei precedenti, saremo più che felici di ricevere una risposta se vorrà darcela.

Otello Ruggeri per La Critica