MILANO, LA MOSCHEA RADDOPPIA. La giunta si mette a disposizione dei musulmani

Il Comune di Milano, non solo  insiste nell’idea di realizzare una moschea pur in assenza di accordi fra lo Stato e i rappresentanti della religione islamica, ma addirittura raddoppia i suoi propositi.

I luoghi deputati ad ospitarle sarebbero: un area vicina a viale Certosa e quella dove sorge il Palasharp di Lampugnano. Anche in questo caso la giunta sembra volere procedere al di fuori delle regole e senza consultare i milanesi cui spetterebbe di decidere attraverso un referendum. Nulla di cui sorprendersi.

Permettere che centri del genere siano realizzati, prima che il ministero degli Interni abbia stabilito le regole che dovranno essere rispettate al loro interno è del tutto fuori luogo. Expo sarà un obbiettivo sensibile,  potrebbe suscitare l’attenzione dei gruppi  terroristi islamici ed è bene non dimenticare che da viale Jenner sono passati sia gli attentatori di Madrid, sia quello responsabile dell’attentato alla caserma Santa Barbara.

A sollevare il problema è Riccardo De Corato, consigliere comunale di FdI, che fa inoltre notare:

“L’ipotesi di realizzare la moschea al posto del Palasharp non è percorribile, perché quell’area ha una destinazione d’uso diversa. Si tratta di un’area destinata a ospitare grandi eventi di intrattenimento. Non certo un luogo di culto. Per quanto riguarda l’altra area individuata, stando a quanto ci risulta, anche in questo caso non ci sarebbe una destinazione d’uso compatibile senza prima una variante al Pgt”.

De Corato rileva inoltre che, i luoghi di preghiera presenti in città sono più che sufficienti per la comunità musulmana milanese che manca il tempo per realizzare le strutture entro l’Expo, promettendo battaglia nel caso il progetto approdi in consiglio comunale.

A riprova dell’assoluta indifferenza della giunta nei confronti di Ministero degli Interni e della volontà dei milanesi, senza prima avere consultato né l’uno né gli altri, , l’assessore Majorino ha riferito di aver avviato una consultazione con le comunità e associazioni islamiche di Milano

Majorino ha aggiunto che: “gli interventi non devono prevedere l’impiego di risorse del Comune, vanno ipotizzate soluzioni presenti anche in aree private”. Cosa che ha nuovamente sollecitato De Corato ad intervenire: “Se Majorino ha avviato queste consultazioni con l’obiettivo di individuare un’area adatta per ospitare la moschea, fa presumere che la sua intenzione sia di usare un suolo pubblico. In questo caso presenteremo un esposto alla corte dei Conti per danno erariale nei confronti del Comune”.

Rilievo che può sembrare in contraddizione con quanto detto da Majorino, ma appare più chiaro se si considera che, se le comunità islamiche stessero cercando una soluzione su terreni privati – come giustamente fa notare De Corato – “Non si capisce che ruolo possano avere Majorino e il Comune di Milano che non sono né agenzie né agenti immobiliari per conto degli islamici “.

Otello Ruggeri