Il mistero dei Navigli a Milano: dove la tecnica sopraffina diventava meraviglia

Posso solo immaginare quale fosse un tempo la meraviglia dei viandanti che, giunti a Milano, si trovavano a passeggiare per i tanti canali che percorrevano la città. Oggi, oltre allo stupore di questi viaggiatori di altri tempi, occorre sforzarsi anche di immaginare come fosse quella Milano che in ampia parte esiste oramai solo in vecchie foto sbiadite.  Solo la fantasia ci può consentire di passeggiare fra i navigli quando all’apice di una storia già secolare Leonardo Da Vinci ne curò la definitiva sistemazione.

nav2Recarsi a Milano verso la metà del sedicesimo secolo offriva l’opportunità di vedere come si stava trasformando in una città più moderna ed efficiente.  Se da un lato il parziale smantellamento delle mura medioevali, ritenute non più necessarie (di lì a qualche decennio gli spagnoli l’avrebbero vista diversamente), dava a chi vi arrivava un’impressione di decadenza, dall’altro, una volta superata una delle tante porte d’accesso, a darle un aspetto moderno c’erano le opere d’ingegneria leonardesca appena terminate. L’ampliamento e risistemazione dei navigli, oltre a regalare a Milano ciò che l’avrebbe caratterizzata per secoli, le aveva dato un sistema di trasporto merci interno ed esterno fra i più efficiente in Europa contribuendo a renderla sempre più ricca. Non solo per i barconi che li percorrevano, erano stati progettati. Offrivano forza motrice per i tanti mulini che si trovavano sulle loro sponde, ottimizzavano l’irrigazione e di conseguenza i raccolti, davano acqua potabile in abbondanza e in parte erano anche da baluardo difensivo.

nav1Grazie alle idee di Leonardo, era stato superato il quattrocentesco sistema di conche che permetteva le comunicazioni fra bacini di diverso livello. Facendo realizzare la conca del naviglio di S. Marco e due nuove chiuse, Da Vinci aveva allacciato il Naviglio Martesana alla cerchia interna dei Navigli e la conca stessa all’Incoronata. Queste opere avevano reso possibile attraversare la città (e mezza Lombardia) via acqua collegando l’Adda al Ticino. Per rendere più efficiente il sistema, Leonardo progettò anche un portello manovrabile a mano che permetteva di regolare la portata dell’acqua che dall’alzaia s’immetteva nei vari navigli. Un sistema efficientissimo di cui Milano non poté fare a meno fino agli inizi del Novecento, che – se fosse ancora in funzione in questi tempi di ristrettezze economiche e sensibilità ecologista – permetterebbe di trasportare in pieno centro tonnellate di merci senza inquinare e a costi irrisori. Purtroppo di quell’antico sistema navigabile sono rimasti solo il Naviglio Grande e quello Pavese collegati dalla Darsena che ora è prosciugata, oltre al Naviglio Martesana che scompare nel sottosuolo appena superati i confini nord-est della città.

Tutte le vie d’acqua che percorrevano la città e i laghetti che le collegavano sono stati interrati per migliorare la viabilità e ricavare spazi edificabili all’interno delle mura. Il colpo di grazia al sistema d’idrovie fu dato negli anni trenta quando con la copertura della cosiddetta “fossa interna”, quella che noi chiamiamo cerchia dei navigli e del “laghetto di piazza San Marco”: fu interrotto il collegamento fra la Martesana e il Naviglio pavese. In seguito furono interrati anche tutti i tratti che la collegavano con quanto rimane oggi dei navigli, sancendo la quasi totale scomparsa delle acque navigabili interne alla città. Inutile condannare oggi chi prese allora quelle decisioni dettate dalle diverse esigenze di quei tempi e da una visione del futuro che non prevedeva fosse necessario trasportare e spostarsi in modo lento, economico ed ecologico piuttosto che rapido e inquinante.

Fino a pochi decenni fa erano ancora molti gli anziani che si ricordavano dell’infanzia trascorsa in una Milano in cui d’estate era possibile fare il bagno in un laghetto o nei canali a pochi metri da casa, dove merci di ogni genere erano scaricate un po’ ovunque in città e spostarsi in barca non era una cosa straordinaria. Tutti ne avevano uno splendido ricordo e non avrebbero avuto nulla da ridire se fossero stati riaperti.

Ed è proprio dei progetti di riapertura, dalla loro fattibilità e dalle implicazioni che avrebbero per Milano, che parlerà il prossimo di questa serie di articoli che abbiamo deciso di dedicare ai Navigli milanesi.

Otello Ruggeri Milano Post