Intervista immaginaria a Oriana Fallaci (Prima parte)

Mozza il fiato la vista del porto del Pireo al tramonto. Sto seduto a un tavolino con alle spalle la spianata del  Museo Archeologico da cui si leva un intenso ma piacevole calore. Quasi le nove di sera, ma il vento del sud mantiene ancora la temperatura sopra i trenta gradi, l’umidità è bassa ma sudo lo stesso. Continuo a bere, devo avere un aspetto terribile e sono agitato come se quello che mi aspetta fosse l’appuntamento più importante della mia vita…. e se fosse avvenuto lo  sarebbe stato.

Mi ha detto: “Incontriamoci lì dove potremo vedere cosa è diventata la Grecia e parlare di quello che non dovrebbero diventare l’italia e il mondo”. La attendo chiedendomi che aspetto avrà, quale dei tanti della sua vita deciderà di assumere visto che l’essere un fantasma gliene dà facoltà.

Sento – non so perché – che è alle mie spalle, non l’ho ancora vista e fra le tante emozioni che potrei provare arriva la più inattesa, mi commuovo e poi mi volto…

of1E’ giovane e bella come doveva essere quando iniziò la sua carriera di giornalista… mi aggira sfiorandomi “Ciao Otello, sono venuta così come so mi hai sognata, ti aiuterà ad aprirti…” e mi si siede davanti fissandomi. Penso che è lei che dovrebbe aprirsi, sono io l’intervistatore, ma continuo a non parlare, sono confuso, senza idee, sto confermando a me stesso quanto sia inadatto a questo ruolo, a osare chiamarmi giornalista davanti a lei… e lei sorride come non immaginavo sapesse fare.

Calmati! E’ il cuore che ti agita e ti impedisce di essere il giornalista che sei. Rilassati e cercalo dentro di te una volta che lo avrai trovato non vi separerete più… intanto io inizio a parlare…”. Grazie!

E’ bello qui vero! Alekos amava tanto questa terra, tanto da farla amare anche a me. E ora guarda come l’hanno ridotta. Anzi, come hanno ridotto questo popolo fiero. Almeno quelli contro cui si batteva lui avevano degli ideali, schifosi, impresentabili, orribili, ma pur sempre quello erano. Invece oggi… questo scempio fatto solo in nome del denaro da despoti che al posto di indossare la divisa si vestono da banchieri è inaccettabile, inspiegabile…tu cosa ne pensi?”

Ecco! Lo sapevo che sarebbe finita con lei che mi interrogava. – Tutto il male possibile Oriana, ma perdona la scortesia, non ci siamo nemmeno presentati, il fatto è…. – “…che ci conosciamo da sempre, lo so che la pensi così.” – Eh già dimenticavo che voi fantasmi sapete tutto. Allora sai anche che penso che quest’Europa sia nata nell’interesse di pochi e è fatta di popoli che non avevano nessuna voglia di stare insieme e che ora sono obbligati a farlo  per evitare il tracollo generale… ma è di te che dobbiamo parlare. Dimmi, quando hai iniziato a scrivere sapevi dove volevi arrivare e quando hai capito quello che eri diventata?

Visto, l’hai trovato, non è stato poi così difficile farlo”. Sarà, ma ho l’impressione che sia stata lei a tirarlo fuori.

Ricordati che ti leggo nei pensieri…” – e ride. Dio quanto è bella Oriana quando ride!

oriana-fallaciTu idealizzi la mia vita, ma se anche in gioventù ho sognato di viaggiare, conoscere gente importante, diventare una giornalista famosa e una scrittrice affermata non potevo certo augurare a me stessa tutto il resto che ho passato…” – Vero! – “…la percezione che abbiamo di noi stessi non cambia mai, per quanto straordinaria possa essere la nostra vita, tendiamo a non crederla tale, stupendoci ogni volta che qualcuno ce lo fa notare. Io non sono stata immune da questa regola, solo quando vecchiaia e malattia mi hanno dato tanto tempo per guardarmi indietro ho cominciato a realizzare quello che avevo fatto…” Si interrompe, rimane un attimo in silenzio, poi rivolgendosi al cameriere ordina due bicchieri di “ouzo”. “Lo so non bevi, per questa volta farai un eccezione!”. Sento che non è una richiesta trattabile, bevo, e mentre il sudore mi evapora di dosso, guardo la notte che cala sul Pireo e le luci del porto accendersi. Aspetto, sarà lei a decidere quando ricomincerà l’intervista.

Dimmi Otello, che cosa vuoi sapere?” – Parlami degli inizi, spiegami cosa ti ha dato questa straordinaria capacità di distinguere il bene dal male senza farti condizionare dalle ideologie –

Il vivere così tante esperienze diverse fin dall’infanzia e poi nella gioventù. L’avere un meraviglioso padre antifascista, partecipare alla resistenza vedendo che i farabutti erano da entrambi i lati. La scuola, tutto il tirocinio per diventare giornalista, l’esordire in un quotidiano cattolico come cronista di nera… devi nutrirti di vita Otello, imparare a vedere le cose per quello che sono non secondo idee preconfezionate… quelle che scuola e società ti mettono in testa!”
Sto a bocca aperta e penso come continuare –

…e poi Oriana cosa è successo? – “E poi la vita ti mette alla prova, ti da l’occasione di misurare che uomo o donna sei diventato e dalla tua reazione dipende quello che  diventerai da grande. Per me l’occasione fu quando il direttore de il Mattino mi chiese di scrivere un articolo a favore di Palmiro Togliatti, era il comunista più odioso che avessi mai incontrato quindi mi rifiutai di farlo e fui licenziata, ma capii che sarei sempre stata una donna libera.”

– Meraviglioso! Ma non eri ancora l’Oriana che tutto il mondo conosceva, come ci sei arrivata? – “Il percorso preciso non è importante quanto il come, cioè, accettando, senza venire mai meno ai miei principi, di occuparmi anche di argomenti che non erano esattamente al centro dei miei interessi. La cronaca nera, le cronache mondane, i divi… cose che mi hanno permesso di fare conoscenze, sbarcare per la prima volta a New York e potere pretendere sempre di più dai miei editori.”.

-Potessero sentirti i giovani d’oggi, sapessero seguire il tuo esempio… – “Non sei qui per ascoltarmi e dirglielo tu!” –Si, si, scusami… dimmi di poi. – “Poi mi appassionai alla condizione della donna sia in occidente che in oriente, volli occuparmi di quello e non poterono dirmi di no. Viaggiai, scrissi, conobbi usi e tradizioni diverse dalle nostre e vedendo come i musulmani trattavano le loro  donne cominciai a maturare la mia idea su di loro…”

– Quale? – “… ne parleremo dopo di questo. Mi avevi chiesto quando iniziai a essere famosa, ecco quello fu il momento, l’uscita di Il sesso inutile e Penelope va alla guerra mi  fecero conoscere in tutto il mondo, soprattutto fra le donne.”.

– Anche le interviste fatte prima dello sbarco sulla luna ebbero un certo peso immagino? – “Si, ma l’ingranaggio si era già messo in moto, dalle interviste con Von Braun, gli astronauti e quell’esperienza trassi un libro che la raccontava il cui lato migliore fu poterlo dedicare a mio padre.”

fallalci1Sorride, triste ma sorride e mi sembra ancora più bella.

– Poi dal “65” al “69” hai fatto quello che a me basterebbe fare in una vita, dodici volte corrispondente di guerra in Vietnam per l’Europeo, da cui hai tratto “Niente e così sia” dove criticasti in eguale misura veietcong, americani, comunisti e sudvietnamiti, ma su tutto la guerra… poi ancora in America a raccontare i funerali di Martin Luther King, di Bob Kennedy, le rivolte studentesche, poi le corrispondenze di guerra da IIndia, Pakistan, Sudamerica, Medio Oriente… – “Ehi fermati, non stai sostenendo un esame sulla mia vita, fai delle domande!

– Accidenti, mi sono fatto prendere dall’entusiasmo… – “L’entusiasmo è una buona cosa!

– …dai raccontami della prima volta che sei morta! – “Parli del Messico, vero? Fu una brutta esperienza, un assaggio di quello che le dittature sanno fare ai loro figli, un argomento che ebbi modo di approfondire anni dopo proprio in questa terra dove adesso stiamo sorseggiando ouzo…”.

Fa una pausa, è nuovamente triste, ma riprende. “…ero a Città del Messico per seguire le manifestazioni studentesche e finii in mezzo alla protesta degli studenti universitari messicani contro l’occupazione militare del campus. Giunti in piazza delle Tre Culture i militari aprirono il fuoco causando centinaia di morti, io fui ferita e persi i sensi. Mi diedero per morta fino a quando un prete si accorse che respiravo ancora e mi fece portare all’ospedale. Vorrei parlarti di esperienze premorte, ma non lo feci da viva figurato se lo faccio ora che sono morta e ho il vantaggio di sapere come vanno le cose nell’aldilà.”

oriana-fallaciRide, mi confondo nuovamente e non so più cosa chiederle. E non è solo confusione, ma anche stanchezza. Il viaggio è stato lungo e anche l’attesa,  si è quasi fatta notte e la luna che splende alta sopra al Mediterraneo ha un effetto ipnotico che mi fa sentire le palpebre sempre più pesanti.

Dimentico sempre che voi viventi dovete piegarvi al sonno alla sete, alla fame… necessità che io ho oramai dimenticate..”

Le sue parole mi richiamano alla realtà (ma si può essere richiamati alla realtà da un fantasma?), mi volto verso di lei e l’ascolto parlare “… ho visto che guardavi la luna, quel satellite ha fatto spesso capolino nella mia vita. Devi sapere che dopo essere guarita tornai negli Stati Uniti per assistere al lancio della missione Apollo 11. Qualche giorno prima del lancio il comandante della missione, Charles Conrad venne a farmi visita a New York e mi chiese consiglio su cosa dire quando avrebbe posato il piede sulla luna. La cosa mi divertì, e vedendolo così piccoletto scherzando gli suggerii: sarà stato un piccolo passo per Neil, ma per me è stato proprio lungo… quel mattacchione mi stupì non solo perché lo disse per davvero, ma anche perché portò con se sulla luna una foto di me bambina… Lo sapevi già vero?”.

– Si, ma sentirlo dalla tua voce è tutta un’altra cosa. Siamo molto indietro Oriana, solo alla fine degli anni “60”, ci sono ancora tante cose di cui ti devo chiedere, a partire proprio dalla Grecia e l’Italia negli anni “70”, di Pasolini e … – “Alekos! Dillo pure non avere paura.”

– … sì di lui e molto altro ancora. – “Ti faccio una proposta! Fatti trovare fra una settimana su una delle tante panchine che ci sono ora dove sorgeva il World Trade Center, ti troverò io e ricominceremo da li… ci sono cose che mi farebbe troppo male raccontarle qui, e altre che vanno assolutamente dette fra i fantasmi che popolano quel luogo”.

– Ci sarò! – Come potrei non esserci. “Bene. Adesso godiamoci ancora un po’ questo bel panorama in silenzio… altri due bicchieri di ouzo per favore!”.

Sì Oriana, per stare qui con te un’altra eccezione la faccio volentieri.

Otello Ruggeri per Milano Post