L’ANNO DI SEA – Milano ricordati di quando volavi

I tempi cambiano, Milano con loro e purtroppo spesso in peggio. Di questo non possiamo certo incolpare solo la giunta Pisapia: le imputiamo giusto la parte che le compete, oltre all’assoluta mancanza di volontà d’invertire la rotta, e anzi al chiaro intento di accelerare quel cambiamento che a molti milanesi non è per niente gradito.

Milano dalla sua fondazione fino a tempi nemmeno troppo lontani è sempre stata una città all’avanguardia, pur mantenendo intatte le caratteristiche che la rendevano unica. E’ da quando si è cominciato a rinunciare alle tradizioni – alla milanesità – che ne è iniziato il declino: con la conseguente perdita del primato in molte delle discipline per cui un tempo si distingueva.

Il caso SEA è rappresentativo di questa situazione. Il 2012 è stato l’anno della città che si vende gli aeroporti, poi li svende, poi non riesce a fare nemmeno quello: potrebbe essere la triste e indecorosa pietra tombale sul pluricentenario rapporto fra i milanesi e il volo.

La prima volta che un nostro concittadino si levò verso il cielo, fu il 25 febbraio 1784. Si trattava diPaolo Andreani, primo italiano e terzo uomo al mondo a farlo dopo i fratelli Montgolfir che lo precedettero di soli tre mesi. Lo rifece a distanza di poche settimane, il 13 marzo dello stesso anno, salendo fino a 1.200 metri e rimanendoci per venti minuti, un’impresa che allora fece scalpore in tutto il mondo. Uno dei tanti milanesi entrati nella storia, ma più noti all’estero che qui: dove esserlo sembra quasi una vergogna, quasi quanto parlare il nostro dialetto, neanche fosse una lingua da appestati. Personaggio d’altri tempi l’Andreani, girò il mondo tenendo precisi diari di viaggio. Vi si narra di lui a Parigi, Londra, in Svezia, a scalare il Gran San Bernardo, in navigazione sull’Atlantico, esploratore in Canada, nel selvaggio west e in America centrale.  Morì sessantenne a Nizza consumato dai viaggi, e da qualche vizio di troppo che si era concesso in vita. Per chi volesse saperne di più su di lui, la sua storia è riassunta nel bel libro “Grandi Milanesi dimenticati” edito dalla Provincia di Milano.

Da quel lontano 1784 di Milanesi in volo ce ne sono stati tanti altri, in pace e purtroppo anche in guerra. Di questi ultimi su tutti – e per tutti – ce ne piace ricordare uno i cui legami con la città ci appaiono i più profondi:Franco Bordoni-Bisleri (nella foto). La sua era una famiglia di antica tradizione milanese, suo nonno Felice Bisleri era stato il creatore del marchio “Ferro China Bisleri” il cui logo era un leone rampante con sotto la scritta “Robur”. Il primo lo dipinse sulla maggior parte degli aerei che pilotò, il secondo diventò il soprannome che lo accompagnò tutta la vita. Nato a Milano nel 1913, divenne un pluridecorato pilota della Regia Aereonautica, Medaglia d’Oro al Valor Militare, durante la seconda guerra mondiale gli fu accreditato l’abbattimento di diciannove aerei nemici. Dopo la guerra si diede alle corse automobilistiche diventando uno dei più noti “gentleman driver” europei oltre che presidente dell’industria di famiglia e del Club Aeronautico di Milano. Morì nel 1975 schiantandosi con il SIAI Marchetti che aveva pilotato in gioventù, dopo averlo portato in volo in una commemorazione storica. Un altro milanese su cui scrivere un libro.

A fare la storia del volo legata a Milano, non ci sono solo le vicende umane, ma anche quelle delle aziende e delle strutture a esso legate: l’Idroscalo, nato nel 1930 come scalo per gli idrovolanti, è oggi un polo sportivo d’eccellenza; la Caproni, che con le sue officine rivoluzionò il piano regolatore della città dando lavoro a migliaia di milanesi e lasciandole in eredità centinai di capannoni industriali ancora oggi sede delle più svariate attività.

Potremmo andare avanti ancora a lungo, ma non vogliamo tediarvi con la nostra passione per la storia, l’attualità ci richiama ai giorni nostri. Quello che cerchiamo di fare con questi nostri racconti, è dire a voi che ci leggete da Milano che le strade che calpestate sono qualche cosa più di un impasto di bitume e pietra. Sotto di esse sono stratificati secoli di storia che meriterebbero maggiore rispetto da parte di chi la amministra.

Nel caso SEA, come in molti altri, non è stato fatto. Nessuno può negare le responsabilità del sindaco e dei suoi assessori, in particolare di quello al bilancio, in quello che sta accadendo. Nessuno può negare che si sia scelto di fare cassa intraprendendo la strada della cessione di un’altra parte dei beni della città piuttosto di quella più virtuosa, anche se più difficile di un taglio delle spese inutili come consulenze e manifestazioni che nulla hanno a che fare con le nostre tradizioni (per l’elenco vi rimandiamo ad altri articoli). Nessuno può negare che si sia fatto dimostrando una totale impreparazione sui meccanismi che regolano il mercato, cosa che probabilmente comporterà un guadagno di molto inferiore a quanto previsto. C’è una cosa, però, di cui siamo più certi di tutte: a Milano si farebbe molto meglio a mantenere il controllo degli aeroporti, oppure a privatizzarli come si deve… non certo, invece, cederli “un tanto al chilo” non facendo affatto gli interessi della città.

Otello Ruggeri per Milano Post