Farina-Sallusti: come cambia il rapporto giornalista-direttore?

Per la prima volta da quando scrivo, ho l’impressione che il rapporto fra me e il direttore di questo giornale si sia invertito, non è più lui con la sua presenza a proteggere la mia libertà di scrivere quello che penso, ma sono io a dovermi moderare per proteggere la sua di libertà.

Probabilmente è proprio questo che i giudici milanesi speravano di ottenere condannando al carcere il direttore Sallusti, frenare la lingua di chi è abituato ad esprimere le sue opinioni in piena libertà. Posso oggi dire quello che penso, sapendo che a pagare sarà un altro che considero anche amico? Certo che no!

Ho scritto carcere, perché comunque decida il tribunale d’ordinanza, carcere, domiciliari, o servizi sociali, sempre di una privazione della libertà si tratta, di quella libertà fondamentale che è esprimere senza limitazioni il proprio pensiero. Così non si può fare questo lavoro, non ha senso comportarsi come delle marionette ai fili di questo o quel giudice o del politico del caso, attenti a non dire nulla che potrebbe infastidirli perché sotto il ricatto morale che a pagare per le nostre parole sarà un altro.

Non va bene, non va per niente bene la piega che stanno prendendo le cose in questo paese dove in troppi si sono messi in testa che gli altri siano da educare al pensiero unico che scende dall’alto. Ci vogliono educare su tutto, cosa mangiare, come muoverci, dove andare e come farlo, che spettacoli guardare… cosa pensare e cosa scrivere. Verrebbe voglia di andarsene via, come hanno già fatto in molti e altri pensano di fare, ma come si fa a lasciare il paese che si ama in mano a questa gente, senza nemmeno provare ad impedire loro di trasformarlo in una sorta digulag tricolore?

Non qui però, non oggi. La voglia di scrivere è poca e anche lo sconforto ha diritto ai suoi spazi, se li prenda domani passerà. Oggi scriverò solo dove la responsabilità di quello che dirò sarà solo mia, fosse anche sui muri del palazzo di giustizia di Milano.

Prendete queste poche parole confuse e forse un po’ troppo poco distaccate, non da cronista, come un ideale abbraccio al direttore Sallusti, al direttore di Milan0 Post e ai direttori di tutti i giornali del mondo libero.

Otello Ruggeri per Milano Post