Se l’Italia diventa fondamentalista. Solidarietà al direttore Sallusti

Chi fa il nostro lavoro non può che esprimere la più ampia e incondizionata solidarietà al direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti. Se non costituisce reato per avere violato il segreto istruttorio, o non è palesemente falso e scritto con intenti diffamatori, quello che scrive un giornalista, soprattutto se si tratta di un’opinione, non dovrebbe mai diventare oggetto di attenzioni da parte della legge, perché libertà di stampa e opinione sono due dei pilastri fondamentali su cui si regge una Democrazia.

La vicenda che lo vede coinvolto è abbastanza complessa visto che il reato che gli viene imputato è relativo a quanto scritto da un altro giornalista, che lui avrebbe dovuto controllare in quanto direttore del giornale per cui scriveva. I fatti in breve, come li ha ben descritti “Il Corriere”, sono questi:  “Nel 2007, in quanto gerente di Libero, aveva la responsabilità oggettiva di quanto quel quotidiano pubblicava. Poiché un dì vennero stampati sul medesimo foglio un pezzo e un commento su una vicenda giudiziaria, nei quali era citato un giudice tutelare, Giuseppe Cocilovo, questi, ritenendosi diffamato, sporse querela. Il commento in questione non era stato vergato da Sallusti […] La legge considera responsabile di ogni riga storta (uscita sul giornale) il direttore”.

L’impressione è che si sia fatto di un topolino una montagna, e che in seguito si sia perso il controllo della situazione portandola a conseguenze che definire esagerate appare fin troppo generoso. Sallusti rischia una condanna a un anno e quattro mesi che dovrà scontare per intero, perché gli è stata negata la condizionale: secondo i giudici, se lasciato libero, potrebbe commettere ulteriori episodi criminosi.

Il dramma è che la “pericolosità sociale” del quale viene accusato si descrive nel potere esprimere nuovamente la sua opinione liberamente. Insomma, la libertà di espressione della stampa è stata trasformata in un pericoloso reato per cui si può incorrere nel carcere. Un bel triplo salto carpiato legale che ci fa tremare le gambe, e riconsiderare il nostro atteggiamento sulle classifiche che mettono l’Italia fra le ultime sul piano della libertà di stampa, che fino ad oggi avevamo respinto al mittente considerandole delle sciocchezze.

Si fa fatica a non farsi sfiorare dal pensiero che quanto sta accadendo sia dovuto ad una malcelata solidarietà fra magistrati, di cui l’accusato sta facendo le spese. Ci dà però sollievo – e pensiamo più a lui che a noi – che la solidarietà dimostratagli sia stata ampia e bipartisan e che non abbia interessato solo le altre testate giornalistiche, ma anche diversi ambienti politici e della società civile compreso il Presidente della Repubblica.

Che dire: Direttore tenga duro, siamo con Lei! Speriamo che le cose si risolvano per il meglio, e che questa nostra solidarietà non ci procuri tanti guai quanti l’essere un uomo libero ne ha procurati a Lei.

Otello Ruggeri per Milano Post