L’ecologismo militante della Sinistra italiana

La caduta del muro di Berlino, lo sgretolarsi dell’impero sovietico, l’abbandono del socialismo reale da parte di molte delle nazioni lo avevano adottato, insomma la fine  del comunismo… fu un evento epocale che coinvolse molti stati che, dopo un percorso irto di difficoltà,  riuscirono ad adattarsi al cambiamento diventando più moderni e liberali. Tutti ci riuscirono, tranne la Sinistra italiana che, volendo mantenere in vita un modello di società  così poco appetibile da avere ragione di esistere solo se utilizzato per aggregare la gente contro un nemico comune, continuò disperatamente a cercarne uno contro cui scagliare i propri elettori ottenendo nel contempo il risultato di tenerli legati a sé.

Con il passare degli anni anche lo spauracchio del fascismo aveva cominciato a non essere più utilizzabile, poco credibile anche per i sostenitori più invasati, visto che era oramai chiaro a tutti che la destra italiana aveva preso la via democratica lasciando gli antichi nemici senza più nessuno contro cui battersi.
E allora? Fu così che nacque così la sinistra ecologista!

Un insieme variegato di sigle che il (come si chiama ora) PD non credeva potesse essere vero agglomerare intorno a sé,  visto l’impressionante numero di nemici veri o presunti che gli portavano in dote. Purtroppo questa moltitudine di avversari che erano riusciti a procurarsi comprendeva quasi tutto l’arco costituzionale loro esclusi. Da un giorno all’altro, decine di categorie di poveri cristi si trovarono l’indice dei “migliori” puntato addosso: automobilisti, fumatori, carnivori, cacciatori, costruttori di strade e palazzi che non corrispondevano ai loro standard… insomma tutta quella parte dell’umanità che non considera piacevole vivere in una comune agricola cibandosi di erbette.

Chi scrive sul piano teorico sarebbe d’accordo con loro, anzi forse farebbe di  peggio visto che, conoscendo i danni che fanno fumo e alcol li vieterebbe seduta stante, come vieterebbe la vita sedentaria e le diete sregolate, ma comprende anche che, come la natura non crea nulla di cui non sente il bisogno, non sta all’uomo stabilire cosa sia o meno buono per gli altri esseri che lo circondano.

Ma torniamo alla Sinistra italiana. Presi dall’ecologismo militante hanno deciso che l’unico modello di società sostenibile è il loro,  e hanno deciso di applicarlo, non a macchia di leopardo come sarebbe auspicabile perché poi ognuno possa aderire a quella che più gli aggrada, ma a tutto e tutti spesso senza nemmeno chiedersi quali sono i desideri di chi deve subire le loro imposizioni.

La loro smisurata attitudine ad imporre i loro provvedimenti ecologisti è la cartina tornasole dell’altrettanta incapacità di convincere e mettere in condizione la gente di fare la cosa migliore (perché certe volte le loro proposte lo sarebbero), incapacità dovuta all’antico retaggio culturale di cui non si riescono a liberare secondo il quale il loro compito non è governare bensì educare.

Hanno così fuso la loro nuova ideologia con il loro più antico metodo mutuandolo nelle forme dalla più aberrante delle sue deviazioni, quello attuato in Cambogia dal partito comunista di Kampuchea. Vi sembrerà che stiamo esagerando, può darsi, comunque pensateci sopra mentre vi aggirate per la città a piedi o con il mezzo che vogliono loro perché il vostro vi è vietato, o quando accompagnate a scuola i vostri figli perché loro non se ne occupano più, magari mentre siete alla mostra di qualche loro amico premio Nobel visto che altre non ce ne sono,  o guardando i vostri figli che tornano da scuola affamati perché hanno rifiutato di mangiare le schifezze bio che volevano propinar loro…  possibilmente prima che vi vietino di mangiare carne e vi portino a coltivare i campi.

Sarebbe meglio amare la natura e la vita sana, ma imparare, scegliere, e all’occorrenza sbagliare da soli.

Otello Ruggeri per Milano Post